Parov Stelar – The Princess

Scheda
Rispetto al genere
8.0


Rispetto alla carriera
7.0


Hype
7.0


Voto
7.3

7.3/ 10

di Matteo Monaco

Squillano le trombe. Non serve l’imperativo, quando a dirigere l’orchestra è Parov Stelar, il dj che sta conquistando mezzo mondo con l’electroswing. Il grido acuto delle trombe, insieme ad un importante set di ottoni, è infatti ancora protagonista del “colpo grosso” tentato dal produttore austriaco, che nel 2012 prende il nome di The Princess. I fatti sono presto detti: con l’anticipazione dell’Ep Jimmy’s Gang, nel quale si ricorda il contributo di Enzo Siffredi, l’ultimo album del dj vede la luce in un 2012 pieno di significati. Sì, perchè l’anno appena trascorso è di quelli che non lascia ruggini, tra un successo e l’altro, durante un tour in tutta Europa dove gli applausi sono stati la norma. Ancora una volta, dopo la grande attesa suscitata da Coco, ci si trova di fronte al varco decisivo tra la buona musica ascoltata da pochi e la buona musica ammantata di elogi. Ma l’album com’è? In linea generale, sembra tutto facile. Come da tradizione diviso in due dischi, per demarcare una linea fisica tra i pezzi da ascolto e le tracce da dancefloor, The Princess si svela all’ascoltatore assiduo come un brillante esercizio di stile dell’artista austriaco. Da una parte il dolce pop maneggiato da un’ispirata Lilja Bloom, dall’altra l’elegante versione “pestata”, con la solita batteria a gigioneggiare sopra e sotto le parti di ottone, inseguendo un arpeggio killer al basso. Persino più evidente è l’ostinato ricorso al piano, nella prima sezione del disco, ad aprire quasi ogni traccia per lanciare poi le parti di voce. Insomma, per chi ha frequentato le autostrade melodiche di Catgroove e si è perso, volontariamente, nelle sottili trovate di Coco, non si scorge nessuna apocalisse dietro l’angolo.
Eppure c’è un grillo, di quelli che ti portano a riflettere. L’Oscar Wilde che popola la bocca dei social network ha parlato chiaro, riguardo alla perfezione: in poche parole, è noiosa. Quasi quanto una Jimmy’s Gang lanciata ad un volume non consigliabile, o una minimalistica Baska Brother a risvegliare l’autoradio. Talmente levigate, ricche di spunti, senza mai cedere alla tentazione di un piatto fuori posto, o ad una linea di synth di troppo. C’è da annoiarsi sul serio, quando un disco racchiude senza imbarazzi una gran parte delle suggestioni di un genere, colpendo i punti giusti e non mostrando quasi mai il fianco ad una critica. A meno che non si metta sotto processo il pop, recando accuse di gusto passatista, e salvo una certa propensione all’ascolto di musica elettronica, Parov Stelar pare noioso quanto un Michael Schumacher alla guida della vettura più potente del circuito. Rimane, a segnare la carriera del produttore electro-swing, la certezza che The Princess è stato il passo decisivo, il “disco vincente” che si attendeva. In fondo, anche se gli outsider saranno sempre i più simpatici agli occhi dei nostri residui emotivi di invidia e di competizione, non si possono non amare i veri campioni.

(24/04/2012)

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Matteo Monaco

Fondatore e collaboratore permanente di OUTsiders. Scrivo per Tagli, dopo aver collaborato con Però Torino e Ondarock.