Parov Stelar – The Art of Sampling

Scheda
Rispetto al genere
7.0


Rispetto alla carriera
7.0


Hype
7.0


Voto
7.0

7/ 10

di Simone Picchi

Parov-Stelar-e1360107391314E’ arrivata l’ora di tirare una prima somma di una carriera folgorante come quella del dj austriaco Marcus Füreder, conosciuto ai più con il monicker Parov Stelar. Tra i creatori di un genere – l’electro swing – capace di riportare in auge la golden age dello swing, non solo nei suoni tramite sapienti campionature di brani dei vari Louis Prima o Duke Ellington, ma anche nelle atmosfere festose degli anni del primo dopoguerra nella quale il jazz incominciava ad evolversi.  Ad un anno dal doppio lavoro The Princess e l’uscita del disco The Invisible Girl con l’esperienza del Parov Stelar Trio arriva il primo “Best of” dell’artista austriaco, che non si limita ad essere il classico “meglio di”, ma propone quattro nuovi inediti e un secondo disco composto prevalentemente da remix di brani editi e non.
L’apertura è affidata al singolo Keep on dancin’, meraviglioso brano mainstream dove la voce campionata del mai troppo compianto Marvin Gaye colora la semplice intelaiatura sonora della traccia a metà tra anima soul e moderna elettronica. Il secondo inedito intitolato Josephine vede la collaborazione di Anduze, vecchia conoscenza del dj austriaco, e prosegue le sonorità del brano precedente con un tocco più jazz oriented. Heavens Radio ci conduce in territori vicini a Moby, tra pianoforte, inserti al limite dell’ambient e la voce femminile di Y’Akoto, mentre l’ultimo inedito è il più vicino al repertorio classico di Parov Stelar nonostante un ritornello che esula da certi schemi. Ad aprire la strada al repertorio da best of ci pensano All Night e The Phantom (estrapolati da The Princess) e le classiche Libella Swing e Catgroove (direttamente da Coco). Gli unici brani che non provengono dai due album sopra citati sono Faith, Shine ed il remix di Love che chiudono il primo dei due dischi. Da questo momento esce fuori la natura intrinseca del dj, alle prese con un remix pressocchè totale dei due precedenti lavori in studio, dove Jimmy’s Gang lascia ogni traccia di swing per immergersi totalmente nel moderno beat elettronico, Nobody’s Fool presenta tracce di dubstep e brani come Oh Yeah e This Game vestono i panni di una Eurodance di inizio Millennio. Una nota a parte va dedicata alla rivisitazione di Love Is the Drug, vecchio successo dei Roxy Music, già riarrangiata in chiave jazz da Bryan Ferry nella colonna sonora del Grande Gatsby.
Nel’inflazionato mondo dei best of  troppe volte stantii e frutto di mera commercialità di artisti in crisi di idee, The Art of Sampling rappresenta un intelligente modo di racchiudere la produzione recente del dj austriaco, servita in un piatto ricco nella quale un artista in piena forma mette mano più volte (forse troppe) alla ricetta che lo ha reso uno dei nomi più interessanti del suo genere, regalando un prodotto che non puzza di autoreferenza fine a se stessa ma che si colora di un nuovo inizio.

 

(07/11/2013)

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Simone Picchi

Studente di Scienze politiche a Messina, collaboratore recensore/reporter/intervistatore/factotum.