Palms – Palms

Scheda
Rispetto al genere
8.0


Rispetto alla carriera
7.5


Hype
8.0


Voto
7.8

7.8/ 10

di Matteo Mezzano

I Palms sono un supergruppo. Ma cos’è un supergruppo? Un gruppo formato da gruppi. Un gruppo al quadrato. I Palms sono nati infatti dall’unione di chitarra, basso e batteria degli Isis (se non li conoscete shame on you) e della voce dei Deftones. A questo punto una precisazione è d’obbligo: questo self-titled NON è un lavoro degli Isis cantato da Moreno, questo album è una cosa a parte e lo si può definire solo tautologicamente: Palms è Palms.

Sarebbe stupido negare che alcune influenze dei gruppi di provenienza siano abbastanza evidenti (Mission Sunset è molto vicina ai domini Deftones), ma queste figurano come un punto di partenza per costruire qualcosa di nuovo, cosa sacrosanta, e distaccano molto questo supergruppo da altri esperimenti simili che si limitavano a riproporre un rivisitazione del proprio gruppo di origine con piccole, trascurabili, variazioni sul tema (sto parlando con voi, Audioslave). L’album si mantiene sempre inaspettatamente calmo, d’atmosfera, meno aggressivo di cosa si sarebbe aspettato dalla fusione della pesante lentezza degli Isis e della carica adrenalinica colta anni ‘90 dei Deftones: insomma non sempre è necessario uno scontro tra titani, a volte i titani si siedono nel parco e si godono il piacere della reciproca compagnia. E questo mi è piaciuto, perché questi Palms hanno fatto tutto meno quello che ci si aspettava da loro, hanno considerato questo supergruppo come una occasione per creare qualcosa di nuovo, rischiando tutto. Dall’inizio alla fine del disco non si ha mai la netta sensazione che la traccia sia cambiata, il tutto scorre come un flusso ininterrotto, quasi un unico brano diviso in movimenti  che però non mette mai noia, perché si resta intrappolati nelle sue melodie eteree e dolci (a questo proposito Antartic Handshake e quella che più di tutte cattura l’ascoltatore, con sonorità morbide, ipnotiche ed essenziali e la voce appena accennata, che sembra un misto drone-ambient-alternative); questo putrebbe forse fermare quelli che sono alla ricerca di forti scariche di adrenalina, ma se il vostro obiettivo è di “staccare la spina” e rilassarvi questo è l’album per voi. Ad ogni modo qualità tecnica e compositiva sono a livelli così alti che non varrebbe la pena di perdersi in simili piccolezze col rischio di perdersi questa perla. Un debutto in grande stile dunque, che spero porti ad una collaborazione duratura, perchè loro sono il supergruppo che il mondo merita e anche il supergruppo che il mondo vuole.

(11/08/2013)

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Matteo Mezzano
Matteo Mezzano

22 anni, studente di Ingegneria Nucleare al Politecnico di Torino, batterista occasionale.