Ørkenkjøtt – Ønskediktet

Scheda
Rispetto al genere
8.5


Rispetto alla carriera
9.0


Hype
8.0


Voto
8.5

8.5/ 10

di Alekos Capelli

Misconosciuto gruppo scandinavo al debutto sulla lunga distanza, gli Ørkenkjøtt (it: deserto di carne) sono una di quelle piccole realtà underground che fanno subito la differenza, grazie alla loro indiscutibile personalità e capacità di creare un melting pot sonoro unico e perfettamente riconoscibile. Il risultato è un disco come Ønskediktet, che, dietro una notevole copertina alla Chagall, si rivela un piccolo capolavoro di metal estremo e genuinamente progressivo, che riporta alla mente l’estro e la qualità dei Leprous di Bilateral (2011), forse non a caso amici e concittadini del quintetto di Notodden (saranno in tour assieme in autunno, anche in Italia).

Disco complesso e mutevole, Ønskediktet offre un caleidoscopio di atmosfere e suggestioni, che si aprono davanti all’ascoltatore sin dall’opener Skygger Og Støv, le cui raffinate trame ritmiche e armoniche ricordano in un certo qual modo i Tool. L’incedere ipnotico del brano lascia più volte spazio a momenti genuinamente metallici, con riff e growl death molto convincenti (Knut Michael Haukland), che ritornano con ancor più enfasi nella seguente Livets Frø, nella quale è inevitabile non pensare ai migliori Opeth, fra arpeggi acustici, ritmiche serrate e assoli toccanti. Rispetto a questi nomi super blasonati gli Ørkenkjøtt hanno però dalla loro alcuni fondamentali assi nella manica, per evitare di risultare solamente dei ricicloni di idee altrui. In prima istanza l’entusiasmante effetto sorpresa di un debutto già così raffinato, valido e personale, ma anche e soprattutto l’evidente controllo su una materia musicale vasta e varia, tale per cui un song-writing così mutevole non è certamente di facile acquisizione. Ottima sintesi di questo discorso è , probabilmente il brano più completo e caratteristico del disco, tanto intenso ed emozionante a livello lirico quanto impeccabile sotto il punto di vista musicale. La performance strumentale del quintetto è infatti da manuale del prog moderno, con un perfetto equilibrio sotto i riflettori dei due axemen Christian Grønli e Simen Munthe-Kaas Rem, condotti nel migliore dei modi dal duo Arne Steinar Myrvang (batteria) e Håkon Vøllestad (basso), in grado di tessere trame ritmiche coinvolgenti e personali.

Ørkenkjøtt non è però solamente sinonimo di perizia tecnica e intensità emotiva, la band sa prendersi anche in giro, e piazza in chiusura un divertissement senza pretese, come Redneck Randy, che fa tirare il fiato e si lascia ascoltare col sorriso sulle labbra. Sia gli amanti del metal estremo più elaborato che il prog rockers alla ricerca di un po’ di headbanging possono quindi trovare in Ønskediktet tutto quanto desiderano, e in considerevole quantità, assieme a un feeling tanto ermetico e cerebrale quanto spontaneo e sincero. Uno dei dischi più inaspettati e sorprendenti usciti finora, in questo 2012.

(20/08/2012)

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Alekos Capelli
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