Orchestra Cocò – Passepartout, canzoni d’amore

Scheda
Rispetto al genere
7.0


Rispetto alla carriera
7.0


Hype
6.0


Voto
6.7

6.7/ 10

di Eugenio Goria

Musica italiana nel vero senso della parola. Canzoni e canzonette dal sapore retrò eseguite dal trio formato da Augusto Creni, Marco Maturo e Lucio Villani, con una leggerezza che sa rendere il disco di facile ascolto ma mai scontato. Ma perché un’orchestra di tre persone? La ragione di questo nome è più che altro storica, e si rifà al quintetto ritmico di Luciano Zuccheri, che negli anni Quaranta calcava i palchi milanesi – e non solo – e proponeva una versione nostrana del Quintette du Hot Club de France in cui suonava un certo Django Reinhardt.

“Spaghetti manouche” si potrebbe chiamare l’approccio di questo disco, che gioca a mescolare elementi tipicamente nostrani con un registro spensieratamente swing, in cui la solistica di Cresti dà il meglio proprio nel rielaborare il mood sognante del miglior Django: ascoltare la versione di Nebbia, cantata da Norma Bruni nel 1941, per convincersi. L’Orchestra Cocò si pone così sulla scia di quegli artisti italiani come Fred Buscaglione che contribuirono non poco a diffondere il jazz in un’Italia che non era più solo chitarra e mandolino. Quello che si creò fu una vera e propria corrente di swing italiano, che riceveva ampi apporti dal genere della canzone nostrana. Ed è questa Italia che Passepartout ritrae con originalità e simpatia, proponendo una brillante antologia di brani che perlopiù sono stati incisi tra gli anni Trenta e Quaranta da artisti italiani come Natalino Otto, ma che ha la profondità di spaziare da Paolo Conte a Tom Waits passando per Brassens.

Il revival della canzone italiana è da sempre un fenomeno di tendenza, e questo potrebbe bastare per confinare il disco nella pila delle idee poco interessanti, ma non è questo il caso. Perché certe volte non conta poi tanto che cosa si suona, quanto come lo si suona: sono gli arrangiamenti, sempre eleganti e ben congengati, a fare da collante per queste sedici tracce, soprattutto se si considera che raccolgono materiale molto eterogeneo. L’orchestrale San Francisco fan di Cab Calloway, si intreccia con una corale di Bach, mentre poco più in là vediamo riproposto un classico di Natalino Otto e Nilla Pizzi, Che si fa con le fanciulle. Ma l vero divertimento del musicista sta nel provare a spingere i propri limiti un po’più in là, ed effettivamente fa un certo effetto sentire che la stessa aria scanzonata dello swing all’italiana si presta più che bene a interpretare un successo beat come Winchester Cathedral, o addirittura Martha del primo Tom Waits.

Tra i vari, il primo scopo dell’Orchestra Cocò è quello di cantare e raccontare canzoni, possibilmente italiane, sicuramente riviste attraverso un’ottica diversa, il “modernissimo arrangiamento Cocò”

Passepartout è un disco che merita di essere doppiamente tenuto in considerazione, sia per il lavoro meritorio di raccogliere, scegliere e riarrangiare alcuni vecchi brani che hanno fatto la storia della musica italiana, sia per la grande versatilità dei musicisti, che mostrano di avere la finezza e il fascino degli swing men di una volta. In particolare bisogna notare la grande perizia tecnica dell’Orchestra Cocò che è sempre all’altezza del compito e, anzi, riesce a mettere molto del suo anche nell’interpretare un repertorio in cui è veramente facile essere banali.

(24/01/2012)

Commenta
Eugenio Goria
Eugenio Goria

Caporedattore. Scrivo di musica dal 2008 su riviste storiche come "Late for the sky" e "L'Isola". Nel 2010 sono entrato a far parte di Outsiders.

0 Comments



Be the first to comment!


You must be logged in to post a comment.