Orbital – Wonky

Scheda
Rispetto al genere
7.0


Rispetto alla carriera
7.5


Hype
8.0


Voto
7.5

7.5/ 10

di Zoe Cristina Vassallo

La band britannica, attenta alle politiche umanitarie, è tornata di nuovo sulla scena. L’onda techno non è stata tradita, anche se chi metodicamente inizia l’ascolto dell’album dalla prima track, può chiedersi cosa si ci può aspettare dagli Orbital, dopo anni dormienti? Come si sono evoluti?  Ecco che l’esperienza si fa subito cinematica ed ipnotica: al minuto 01:30 arriva la voce femminile di Lady Leshurr, che esaspera il verticalismo in ascesa (in orbita!), dance spietata e ripercussioni di identici loop per tutto il testo. E’ un album che preannuncia un contenuto molto “attivo”: techno consigliabile per una performance live. Anni a dettar legge sulle scene rave britanniche “Beelzedub” ricorda benissimo quel genere senza pause, per minuti di tanta dinamicità. Aggressivo, quasi instancabile, senza fiato è il suono moderno di questo rivisitazione di Satana, virata dubstep nella la prima parte, più drum ‘n’ bass per la seconda. Questo album è l’insieme di una raccolta di brani, scelti accuratamente da Paul in base al valore emozionale. Stringy Acid non assume caratteristiche differenti, delude. Al contrario di  Distractions che contiene beat piccoli e incisivi, riff di elettronica, passaggi di energia, con una serie di acuti e sinistri suoni, seguiti, per stravolgere l’esito, da voci angeliche, storpiati da synth. Precursori di sound, proprietari di nuvole di passaggio sonore, è impossibile mostarre indiffrenza nei confronti di questi mostri sacri: nonostante l’assenza prolungata hanno confermato i loro alti standard, abili a seguire il genio andante strizzando l’occhio al mercato musicale, ma non tralasciando quel qualcosa che è il loro marchio di fabbrica. Invece, New France guarnita dalla voce Zola Jesus, giovane cantante statunitense (la stessa di Intro di M83), esagera nel rendere perfettamente sensoriale la traccia. Apre alla mente lo scenario desiderato da chi quel pezzo lo ha scritto, caratteristica la si ritrova in entrambe le tracce appena nominate. Never e Straight Sun sono un deciso hard-hitting, presentano un uptempo con un inizio di note morbide che ingannano l’ascoltatore e degenerano in evoluzioni di campionamenti vocali, impegnati per l’intero soundscape. Where Is It Going è la traccia che riporta all’inizio dell’album, acida, piena di striduli electro, apprezzabile preferibilmente davanti a una cassa da 20 000 watt. One Big Moment, ha una intro quasi romantica, vi sono echi di voci maschili tratte sicuramente da un film, è un’ atmosfera più rilassata. Una traccia, questa, inserita per portare a compimento il caleidoscopio di emozioni che racchiude l’album. Ecco come gli Orbital tornano sulla cresta dell’onda. A distanza di otto anni dall’ultima produzione e vari progetti che ha visto i due fratelli lavorare separatamente, oggi gli Orbital ri-prendono in mano le redini di una storia elettronica avvincente, cercando di non appesantire con lavori scontati la loro lunga carriera né allontanarsi dal loro stile.

Non resta che aspettarli questo giugno al Traffic Free Frestival di Torino.

(16/05/2012)

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Zoe Cristina Vassallo