Ólöf Arnalds – Sudden Elevation

Scheda
Rispetto al genere
7.0


Rispetto alla carriera
7.0


Hype
6.0


Voto
6.7

6.7/ 10

di Eugenio Goria

C’è un certo fenomeno musicale chiamato in maniera ossimorica indie folk che ci ha abituato a pensare alla tundra desolata del nord Europa in maniera un po’più familiare. Se si dovesse pensare a un artista islandese si immaginerebbe un tipo un po’strampalato, che compone musiche dal gusto teatrale e suggestivo e canta con la voce di Björk. Per molti v ersi questo è un buffo luogo comune, ma che ha il suo fondo di verità, in quanto non si può non trovare una certa coerenza di elementi stilistici che ricorrono in molti dei lavori provenienti dall’isola più a nord d’Europa. Approfondiamo la conoscenza di questo genere con il nuovo lavoro di Ólöf Arnalds.

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Sudden Elevation è un disco di grandi cambiamenti, punto di arrivo di un percorso che ha visto la cantante abbandonare progressivamente l’uso dell’islandese in favore dell’inglese, e che per la prima volta presenta un lavoro molto compatto, frutto di un’ispirazione unitaria sviluppata durante il lungo ritiro che ha preceduto l’uscita dell’album. Dodici tracce che si susseguono senza soluzione di continuità, accompagnate dalla chitarra e pochi altri strumenti, così da lasciare campo aperto a una voce dal timbro dolce e squillante, che ricorda in effetti la Björk di qualche tempo fa, ma con alcune importanti differenze. La Arnalds infatti, a differenza della collega con cui pure ha collaborato, e con cui le affinità sono innegabili, sviluppa i propri brani con un fare da cantautrice molto semplice ed essenziale che prescinde dall’horror vacui di certa new age: se German Fields, la traccia iniziale costituisce un sorridente e ben riuscito esperimento polifonico, con seconde e terze voci a costruire un accompagnamento piuttosto intricato, questo è quasi un hapax all’interno del disco. I punti migliori sono quelli più minimali e intimisti come l’ottima Return Again, un brano irresistibile a causa dell’ottima interpretazione che è in grado di raggelare immediatamente l’ascoltatore, e di una melodia davvero molto particolare e a tratti anomala, se non fosse che si sposa alla perfezione con la voce della cantante. Inoltre, Ólöf si mostra piuttosto eclettica nel suo comporre, spaziando tra brani come A Little Grim, dal sound più commerciale, fino a esperimenti in stile new age, passando per il cantautorato inglese: in Treat Her Kind sembra quasi di sentire Sandy Denny con un curioso accento islandese.

 Sudden Elevation è un disco evidentemente ben ragionato, che testimonia maturità artistica e non poco savoir faire, nel suo rifarsi ad altri artisti della scena islandese come i múm, con cui pure ha collaborato, e i Pascal Pinon, ma riuscendo a mantenersi a un passo di distanza dalle loro scelte stilistiche, nel suo cercare l’ispirazione anche in un cantautorato di matrice anglosassone, la cui influenza, se pure ben mascherata, a tratti non manca di farsi sentire. Non bisogna dimenticare che Ólöf Arnalds è stata anche interprete in uno dei suoi lavori di cover di Dylan e Springsteen. L’unione di questi due mondi musicali così diversi, ma oggi meno distanti che ieri, è ragione dell’originalità della Arnalds, e costituisce sicuramente un valore aggiunto alla sua musica. Tuttavia, è verosimile che qualcuno resti a bocca asciutta dopo un ascolto simile che, per quanto sia piacevole, non è di immediata fruizione, e anzi, se non si è già appassionati delle rarefatte e misteriose sonorità nordiche, l’orecchio ci mette un po’ad abituarsi a un sound certo non dei più facili, e il binomio chitarra-voce, più sporadiche incursioni di altri strumenti e di artifici elettronici, non è certo facile da mandare giù se non si apprezzano timbriche vocali così ricercate.È vero, è un disco denso di materiali, ma tutti quanti i brani sono uniti da elementi stilistici ricorrenti a tal punto che potrebbero stancare. Tuttavia, nonostante non sia certamente un disco da tutti i giorni, il giudizio rimane comunque molto positivo, consapevoli che si tratta di una musica raffinata e ricercata non adatta a tutte le situazioni.

(19/03/2013)

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Eugenio Goria
Eugenio Goria

Caporedattore. Scrivo di musica dal 2008 su riviste storiche come "Late for the sky" e "L'Isola". Nel 2010 sono entrato a far parte di Outsiders.