Old Man Gloom – No

Scheda
Rispetto al genere
7.5


Rispetto alla carriera
7.0


Hype
6.5


Voto
7.0

7/ 10

di Alekos Capelli

Realtà forse poco nota da questa parte dell’Atlantico, gli Old Man Gloom sono a tutti gli effetti una all-star band del post-core a stelle e strisce, formata da Aaron Turner (Isis, Twilight), Nate Newton (Converge, The Ocean), Caleb Scofield (Cave In) e Santos Montano (Zozobra).
Il gruppo americano, attivo dal 1999, è giunto col nuovo No alla soglia del quinto album, riprendendo i fili del discorso artistico interrotto nel 2004 con Christmas, a causa dei diversi impegni discografici dei vari membri.
La sostanza della loro proposta è comunque passata indenne da questo iato lungo otto anni, come si può evincere dall’ascolto della loro nuova fatica, che recupera il dialogo fra furiosi brani sludge/post-core (vicini agli Isis di Celestial) e composizioni in bilico fra noise, ambient e drone.
Proprio a questa ultima categoria appartiene l’inquietante opener Grand Inversion, in grado di stendere l’adeguato tappeto sonoro per la distruzione totale di Common Species, una furiosa colata di metallo, condotta dal groove delle chitarre ipersature di Turner e Newton.No è un album nel quale si respira in continuazione un’atmosfera carica di tensione, opportunamente modulata in fasi dinamiche e di stasi, in modo da far risaltare al meglio i due estremi che la compongono. La lezione delle band madri si traduce in canzoni minimali nella struttura ma ben congegnate e bilanciate, che fanno trasparire tutta l’esperienza e la preparazione compositiva che hanno alle spalle.Da segnalare inoltre in tracklist To Carry The Flame, dichiaratamente devota al verbo Converge, e l’oscura ballata post-core Crescent, che precede la conclusiva Shuddering Earth, pachiderma sludge di quasi un quarto d’ora di durata, definitiva in ogni senso. La produzione è ottima, potente e  ruvida, e concede il giusto spazio a tutti gli strumenti, sui quali inevitabilmente spicca la performance disumana di Turner al microfono, che urla con una furia HC che da tempo non gli sentivamo in gola.Il ritorno sugli scaffali degli Old Man Gloom, pur rimanendo in sostanza un disco dedicato a una frangia ristretta di pubblico, dimostra di possedere tutte le carte in regola per impressionare positivamente, evitando di giocare sul facile marketing delle più celebri band d’origine e affidandosi completamente alla bontà delle proprie composizioni.

All-star post-core promosso senza riserve.

(08/08/2012)

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Alekos Capelli
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