Ofeliadorme – Bloodroot

Scheda
Rispetto al genere
6.0


Rispetto alla carriera
5.5


Hype
5.0


Voto
5.5

5.5/ 10

di Lorenzo Goria

A partire dal nome, gli Ofeliadorme sono uno dei gruppi indie più originali del momento. Il loro sound – misto di psichedelia, post rock, e rock melodico –  uno dei più promettenti. Attivi dal 2007, si sono affermati negli ambienti underground con alcuni EP e un album full-lenght, senza però riuscire a conquistarsi la meritata fama presso il grande pubblico. Così, a due anni di distanza dal precedente All harm ends here, il quartetto bolognese riprova a prendersi la fetta che gli spetta nel panorama della musica italiana. E nonostante qualche intoppo nel cammino discografico (come la brutta cover dei Pink Floyd Bike, del tutto fuori dalle loro corde) l’aspettativa c’era, anche se un po’ stemperata. Per questo si comprenderà quel po’ di delusione che si avverte sin dal primo ascolto di Bloodroot: ci troviamo tutto quello che ci aspettavamo, nel modo in cui ce lo aspettavamo, ma nulla di più, e in maniera fin troppo prevedibile. La gran bella voce di Francesca Bono passa tutti i trenta minuti sullo stesso registro senza regalare più emozioni dell’usuale, e finisce per assestarsi poco sopra l’ordinaria amministrazione. Gli arrangiamenti ripetitivi non aiutano molto, e conferiscono a tutto l’album l’aria di essere stato registrato quasi di fretta. Oltre agli elementi per distinguere tra di loro i pezzi, mancano anche quelli che facciano pensare ad un percorso di maturazione della band. Considerando il loro debutto in LP, salta agli occhi come i suoni siano più vari, le canzoni differenziate, l’amalgama affascinante. Due anni dopo, troviamo un gruppo con meno grinta e meno fantasia, retto unicamente dalla voce della Bono. Gli Ofeliadorme puntano sulle emozioni, sulla suggestione paesaggistica che i pezzi evocano, ma è una suggestione stucchevole, e dopo venti minuti siamo già stufi di sentire sempre lo stesso strumming sulla chitarra, gli stessi effetti e le stesse parti di batteria. Incredibilmente, anche in una produzione così sottotono, non mancano le note veramente positive, che rendono l’album comunque superiore alla media di tante altre produzioni indie: per gli amanti del genere e del gruppo, non sarà mai una nota stonata, ed è accessibile anche ai neofiti, pur con alcuni limiti. Il voto negativo è dettato dal fatto che al di là delle belle canzoni quello che vien fuori in maniera più evidente da questo disco è il senso di delusione nei confronti di una band da cui è lecito aspettarsi molto di più.

(19/03/2013)

Commenta
Lorenzo Goria

Collaboratore poco più che occasionale, studente di liceo classico a Torino e (con ogni probabilità) OUTsider più giovane in circolazione.