of Montreal – Lousy With Sylvianbriar

Scheda
Rispetto al genere
8.0


Rispetto alla carriera
8.0


Hype
7.0


Voto
7.7

7.7/ 10

di Valentina Battini

of-montreal

Dopo Paralytic Stalks gli of Montreal tornano con il loro ultimo disco dal sapore tutto nuovo. Per la band originaria di Athens, fondata dal tuttofare Kevin Barnes, per diverso tempo unico protagonista del progetto, si tratta di un’assoluta conferma del lavoro svolto in questi anni. Dopo l’ultimo album, caratterizzato da atmosfere cupe e accessi di elettronica, gli of Montreal recuperano la matrice originale della loro musica per “regalarci” Lousy With Sylvianbriar, un lavoretto proprio niente male che tende le mani al pop, alla psichedelia anni 60 e al country. E’ sempre un piacere immenso poter trovare echi storici del rock ed un acoustic lo-fi che sembra essere l’inconfondibile firma di Barnes.
Undici tracce ben fatte, dal risultato classico, come conferma la copertina: un chopper su un prato contornato da un cielo dalle atmosfere psichedeliche. Bella, fresca e malinconica Fugitive Air, seguita da Obsidian Current, in cui la voce di Kevin assume dei tratti strascicati alla David Bowie, seguita poi da coretti alla Mama’s and Papa’s. Belle Glade Missionaries, pezzo veloce che ha in sè  un po’ di Bob Dylan e un po’ dei fratelli Gallagher, anticipa invece una riflessiva Sirens of Your Toxic Spirit, ninna-nanna che forse piacerebbe molto a Paul Simon. Irresistibile Colossus, in cui una voce un po’ tediata e piagnucolosa ci parla di un testo malinconico sulle stringate e sensuali note di chitarra elettrica. Ma la virata “beatlesiana” doveva arrivare con Triumph of Disintegration, con le sue dissolvenze e un bellissimo assolo che sembra uscito direttamente dal White Album senza tralasciarne il vincente  ritornello, urlato come nel brit-pop made in ’90s.  L’andamento di tutto l’album si conclude coerentemente con una lenta ballad stralunata alla Syd Barret. Il citazionismo non manca, così come certe influenze classiche che permeano tutto il lavoro degli of Montreal, ma la capacità “del saper riprodurre” non appartiene a tutti, e così sono stati in grado di superare brillantemente l’ostacolo della mera imitazione, per un lavoro spontaneo, immediato, che appare come la summa, in cui sono state raccolte e gelosamente custodite le proprie radici per creare qualcosa di nuovo.

 

(27/10/2013)

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Valentina Battini
Valentina Battini

Studentessa di giurisprudenza all'università di Catania e scrittrice a tempo perso con l'insana tendenza ad intrufolarsi in camerini e backstage. Appassionata di rock,indie e alternative.