Oblivians – Desperation

Scheda
Rispetto al genere
8.0


Rispetto alla carriera
8.0


Hype
8.0


Voto
8.0

8/ 10

di Max Sannella

Dopo che uno non fa più nulla (musicalmente) per sedici anni, quello che viene da pensare è sicuramente “oddio che rammollimento si sarà perpetrato a discapito di tono e sound”, e allora ti metti l’anima in pace e rimane solo andare a scartabellare tra i ricordi e chincaglierie mnemoniche di quanto tutto era duro e puro inghiottendo il magone nel frattempo. Ed è qui che la miracolistica atea fa il suo dovere, gli Oblivians sono tornati diabolicamente rognosi e garage come dio comanda, e “Desperation” è l’addensamento emozionante della loro mai morta linea di fuoco sonica. Ma attenzione: bisogna avere l’accortezza di non chiamarli mai veterani sopravissuti, il loro è un “come back forever green” che dà continuità e sangue caldo che non transige, i vecchi siamo noi (almeno facciamo finta).
Se ci possono ricordare le tramontane elettriche di altrettanti Sonic Youth ed elastici Fleshtones sul groppone di Iggy è solo un dettame di vanto per la band del Tennessee, poi è indipendente dal volere di chi ascolta e torna indietro nel tempo mentre questi suoni percorrono orari e strade di oggi, infatti ad orecchie dritte si possono anche carpire certi filamenti di alt-rock che portano addosso le stimmate di Dream Syndacate “Back SAtreet Hangout” o il terreno nero di voodoo e mesticherie di stile Mission Of Bhurma che impestano “Oblivion” e poi, se si vuole togliere la rivisitazione di un blues di Paul Butterfield “Loving Cup” per avere lungo campo sulla tracklist, quello che si andrà ad evince sarà una vivace sonorizzazione di incazzature, amori, slanci e ritmi rock’n’roll libidinosi da cardiopalma.
Straordinaria tracklist di tremori ed esorcismi furibondi ecco come il vibrato di un Hammond valvolare da cinque stelle “Call the police”, il garage lurido al profumo di chiavica “Pinball King”, lo stordimento alcolico di “Little War Child”, il rantolo di un Tarantino di passaggio “Mama Guitar” e il finale enfatico della titletrack, il vizio e la virtù amplificata dell’urlo generatore di tutto, l’urlo del rock che non avrà mai paragoni ne sosia cui confrontarsi.
Hai bisogno di adrenalina per andare avanti? Fermati qui dentro, il pieno è assicurato!

(22/06/2013)

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Max Sannella
Max Sannella

Redattore.Parolaio e giornalista da 20 anni, tra note e distorsori, con l'Umbria come terra e la musica come amante.