Niki and the Dove – Instinct

Scheda
Rispetto al genere
7.0


Rispetto alla carriera
8.0


Hype
5.0


Voto
6.7

6.7/ 10

di Eugenio Goria

Data di uscita: 14 maggio 2012

Etichetta: Mercury Records

Brani migliori: Under the bridges, Mother Project, The Drummer

Sembra che fin ora la critica italiana si sia occupata abbastanza poco del duo chiamato Niki and The Dove. Malin Dahlstrom e Gustav Karlof si sono affacciati sulla scena elettronica un paio di anni fa, facendosi conoscere a suon di singoli ed EP come Under the Bridges e The Fox, in cui si possono già riconoscere i caratteri della loro musica: grande fantasia e voglia di giocare con i generi, spaziando dal synth pop in stile Eurythmics alla new age di Bjork, fino a suggestioni decisamente dance degne di Madonna, o perlomeno di Madonna come vorremmo che fosse.

Instinct è il primo album realizzato da Niki and the Dove, e tira le fila di due anni di lavoro; parte dei brani proposti saranno già noti agli afficionados, ma c’è comunque molto da scoprire, a cominciare dal singolo Tomorrow, che apre il disco con un piacevole sapore di anni Ottanta. Si può subito apprezzare la buona qualità della prestazione vocale, che si distingue proprio per l’originalità dei suoi acuti, quasi urlati, e per l’esplosione che riesce a creare nei ritornelli. In our eyes sembra un brano degli anni Ottanta, con le sue tastiere e l’ingenuità dei suoi risvolti melodici, che ritorna anche in Last night, brano che richiama lo scenario delle origini del synth pop.

C’è ampio spazio in questo disco per i successi di questi due anni di attività, tra cui The Drummer, Dj ease my mind e The Fox, veri cavalli di battaglia del disco capaci di competere con molti lavori electro, e decisamente migliori di molti altri: se molti musicisti di questo genere puntano su una ricca elaborazione del lato elettronico – cosa buona e giusta – spesso si rivelano poi deludenti da altri punti di vista come l’uso di voci dalle melodie molto convenzionali, e dalle timbriche altamente standardizzate: tutto il contrario di ciò che accade qui, dove sembra che sia stato trovato il giusto compromesso tra un beat capace di far ballare, suoni accattivanti, e la costante ricerca di una personalità autonoma, di rottura degli schemi di un genere che rende molto facile l’essere commerciali. Tuttavia, il brano da considerarsi migliore, riassuntivo di Niki and the Dove e della loro attitudine è senza dubbio Mother Project, brano decisamente new age – se deve essere etichettato in qualche modo – con il suo testo misterioso e adatto a una tetra atmosfera notturna, lo stesso mistero che emana da The Gentle Roar, in cui la freddezza del synth si sposa con un ritmo lento e maestoso, che ha un che di tribale che va ben oltre l’etichetta di dance o qualunque altra cosa.

La grande varietà è sicuramente la qualità migliore di Niki and The Dove e di questo ultimo disco, che riesce a portare sulla pista da ballo, e in un linguaggio adatto al grande pubblico, un progetto in cui è di casa la sperimentazione: più ancora che cimentarsi in strane alchimie sonore, la qualità del compositore geniale è saper far passare alle orecchie con naturalezza anche la più ostica delle sperimentazioni, e questo è un obiettivo più che raggiunto. Traendo un bilancio, del disco e di questi due anni di attività, si sono ascoltati brani capaci di rendere grandioso un disco di esordio, adatto al grande pubblico, ma nello stesso tempo molto ispirato  e particolare. Esistono dei limiti, certo, come il ripetersi  talvolta esagerato degli stessi tratti, dello stesso coro, della stessa melodia, ma compensati da numerosi punti veramente singolari, nuovi, originali, che rendono Instinct un grande disco di esordio e lasciano in attesa per il seguito.

(13/05/2012)

Commenta
Eugenio Goria
Eugenio Goria

Caporedattore. Scrivo di musica dal 2008 su riviste storiche come "Late for the sky" e "L'Isola". Nel 2010 sono entrato a far parte di Outsiders.