Nicolò Carnesi – Ho una galassia nell’armadio

Scheda
Rispetto al genere
7.0


Rispetto alla carriera
8.0


Hype
8.0


Voto
7.7

7.7/ 10

di Sara Tirrito

carnesi

Avete presente l’Action Painting? Ecco, immaginate un dipinto espressionista di Pollock e sostituitelo con una manciata di canzoni. Se esistesse l’Action Sound, il suo manifesto sarebbe Ho una galassia nell’armadio. Il secondo disco di Nicolò Carnesi, in commercio dal 1 Aprile, è in grado di richiamare contemporaneamente arte, suono, astronomia e fisica quantistica. Il palermitano ha riversato nei suoi testi aspirazioni, delusioni e speranze con estrema lucidità e massima abilità comunicativa. Niente di nuovo rispetto al disco d’esordio – direte voi – ebbene no, questa volta ha scelto di abbinare alla creatività linguistica la maturità musicale, grazie alla collaborazione di alcune tra le più interessanti personalità del panorama contemporaneo tra cui Tommaso Colliva (produzione, synth e vibrafono) Rodrigo  D’Erasmo (archi) e i Selton (percussioni, basso). Carnesi varca i limiti del suono e sceglie di travolgere l’ascoltatore in un’atmosfera variopinta che su uno sfondo d’ispirazione new-wave si tinge di pop-rock e sonorità eighties. Una potenza sprigionata a pieno dalla title track Ho una galassia nell’armadio, dove suoni synth, psichedelici e a tratti dance si intrecciano in perfetta armonia. La grande fuga di Alberto e Illuminati rimandano inevitabilmente ai New Order e forse ai Coldplay. Nella dominante indole introspettiva, non mancano riferimenti polemici, è il caso di Illuminati, appunto – “Purificati dall’acqua santa e benedetti dall’arroganza; disintegrati dalla Tv, reintegrati dai social network” – ed ironici in Proverbiale. L’album è stato concepito fra Palermo e Milano, registrato a Milano e concettualmente assemblato forse nell’etere, ma con una breve sosta a New York, dove Carnesi si è stabilito per circa un mese sperimentando in occasioni casuali i lavori già in cantiere. Le parole chiave di questo disco sono “quanto” ed “equilibrio”. Come il quanto (in fisica quantistica)  infatti, si tratta di un album indivisibile – strategica la posizione conclusiva di Rotazione, che invita a pigiare su “Repeat”- ma con una forte sinergia tra scienza e cuore, percezione e astrazione. Al crocevia tra spazio e tempo, l’estro artistico e le musiche di Nicolò Carnesi si incontrano, si riconoscono e si fondono con esiti superlativi in Il disegno e Numeri “L’intera canzone si basa su un semplice arpeggio di chitarra dove si innesca un bellissimo basso suonato da Antonio Dimartino, un pianoforte sognante suonato da Trabace e delle slide eteree di Roberto Angelini – dichiaratamente ispirata  a Holocene di Bon Iver.  Per citare Cassandra:  “Che altro dire?”

(19/04/2014)

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Sara Tirrito
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