Nicki Minaj – Pink Friday: Roman Reloaded

Scheda
Rispetto al genere
4.0


Rispetto alla carriera
4.5


Hype
4.0


Voto
4.2

4.2/ 10

di Lorenzo Li Veli

Il rap è un genere esclusivamente maschile, come dimostra la quasi totalità di artisti uomini, maschilisti e misogini. Però, nel corso della storia di questo genere, ci sono state delle rilevanti eccezioni a questo monopolio: basti pensare alle Salt ‘N Pepa, Mc Lyte, Jean Grae o Queen Latifah, senza dimenticare Eve e Missy Elliot, tutte con un ruolo più o meno rilevante nel mondo dell’hip hop. Da qualche anno, ormai, è salito alla ribalta un nuovo personaggio femminile, dotato di grande talento e con un’enorme presa sui giovani: Nicki Minaj. Negare le donti al microfono della rapper newyorchese sarebbe ingiusto, ma ultimamente l’artista sta pagando scelte discografiche infelici, con un contratto Young Money e due album decisamente deludenti. Se, infatti, il periodo pre Pink Friday (uscito nel 2010) era stato un susseguirsi di successi, da due anni a questa parte la Minaj sembra aver perso la strada, smarrita tra rime banali e voglia di acciuffare una fan base più vasta possibile.
Non si spiega in altro modo la scellerate scelta di puntare forte su Starships, bieco mix pop-electro, eletto singolo del disco: in poche parole, uno scempio. Ma la musica, con l’andare avanti, non cambia affatto, anzi, volendo, riesce a peggiorare. Pound the alarm, Whip it, Automatic fanno tutte parte dello stesso ciarpame, un suono a metà tra l’elettronica più banale e il pop più scialbo, canzoni di cui si fatica a trovare un senso. A onor di cronaca, bisogna ammettere che la prima metà del disco scorre senza particolari sussulti, né in positivo né in negativo, il che, vedendo il risultato finale, è una conquista. Anzi, alcuni scorci offrono il meglio della Nicki che fu, come I am your leader, con la partecipazione di Cam’Ron e Rick Ross, e Roman Reloaded, dove la “female Weezy”, come ama definirsi, fa coppia con Lil Wayne. Picco qualitativo è la super collaborazione di Champion: Nas, Drake e Young Jeezy riescono a far uscire il cd dall’anonimato, nonostante la base sia assai banale. Il resto è un riempitivo (Hov Lane o Fire Burns, giusto per citarne un paio), con l’arduo compito di fare da contorno al nulla di cui il cd è pervaso. Gran finale con Stupid Hoe, che vince per distacco la gara alla canzone più brutta dell’anno.
Nicki cambia ripetutamente volto, da rapper a cantante R&B, fino a un lieve tentativo, comunque malriuscito, di sinjay giamaicano (Gun Shot con Beenie Man), ma il risultato è in ogni trasformazione deludente. Roman Reloaded si discosta dai canoni classici del rap (il che non è assolutamente un male) per percorrere, tuttavia, una strada dissestata verso la musica plastificata che sta invadendo radio e computer di tutto il mondo. Un vero peccato, ripensando ai fasti delle origini.

(05/04/2012)

Commenta
Lorenzo Li Veli
Lorenzo Li Veli

Caporedattore e gestore della sezione black music. Studente della magistrale di Ingegneria Energetica @ Politecnico di Torino