New Order – Lost Sirens

Scheda
Rispetto al genere
7.0


Rispetto alla carriera
6.0


Hype
6.0


Voto
6.3

6.3/ 10

di Matteo Monaco

Lost Sirens è il “non-album” che Bernard Sumner sognava dal 2005. Era l’anno di Waiting For The Siren’s Call e uno dei periodi più faticosi della lunga parabola dei New Order, tra l’interminabile lavoro in studio e i litigi interni alla band. Un anno che terminò come doveva finire: con un disco controverso e non (più) graffiante come ai tempi, e con il sofferto addio di Peter Hook. I piani non erano questi, naturalmente. La band inglese, prima di dare alle stampe il disco, aveva deciso di registrare quanto più materiale possibile, da utilizzare progressivamente durante il tour successivo e con il quale pubblicare una raccolta live diversa dal solito, impreziosita da qualche novità. Senza Hook però, “cuore e anima” del progetto insieme al chitarrista/cantante Sumner, il sogno è sembrato arenarsi sugli incartamenti degli studi legali, unico collegamento rimasto tra i due fondatori del gruppo in una battaglia per il controllo dei diritti d’autore. Un sogno impossibile, almeno fino ad oggi. Sì, perchè Lost Sirens ha finalmente visto la luce, e (conoscendo le questioni legali che ne hanno accompagnato la gestazione) ha perfino dalla sua l’effetto sorpresa della notizia inaspettata. Tutti contenti, dunque? Escluso il mal di pancia di Hook, probabilmente sì. Partendo dalla considerazione che Lost Sirens, dichiarato b-side del disco precedente, sembra possedere tutte le carte in regola per raccontare i New Order dell’ultimo decennio, invecchiati come il vino buono, immersi a suonare la loro musica nell’autunno di una luminosa carriera. Proseguendo su una logica storica, allora, si dovrebbe cominciare l’ascolto con Hellbent, recuperata dalle sessions Joy Division/New Order: un rock malinconico, di gusto brit-pop, che elogia le radici della band con una linea di basso che porta con fierezza il marchio di fabbrica di Hook. I motori sono già caldi, dunque, per esplorare il solito frullato di influenze proposto da Sumner e soci: la sghemba dance-wave di Shake It Up (vicina alle pulsioni big beat di Crystal Method), l’electro che incontra Donald Fagen in Sugarcane, il dittico auto-riflessivo di I’ve Got A Feeling e I Told You So. C’è di tutto e di più, nelle ampie e rilassate atmosfere Lost Sirens. Sopratutto, però, c’è che i New Order di oggi non hanno più nulla da dimostrare e che questo disco non aggiunge nulla al loro schizofrenico girovagare tra stili espressivi, epoche ed eredità. Una su tutte, la fertile quanto tragica stagione dei Joy Division. Rimane, a segnare la storia di un “non-album” come questo, la serenità con cui Bernard Sumner (con la complicità dell’ormai lontano Peter Hook) ha riunito le fila di un esperimento trentennale. E l’idea (un pò malinconica) che il “Nuovo Ordine”, stavolta, possa aver terminato le ultime buone cartucce. Intanto, le loro Sirene sono ancora qui.

(21/01/2013)

Commenta
Matteo Monaco

Fondatore e collaboratore permanente di OUTsiders. Scrivo per Tagli, dopo aver collaborato con Però Torino e Ondarock.