Ne Obliviscaris – Portal of I

Scheda
Rispetto al genere
9.0


Rispetto alla carriera
8.5


Hype
8.0


Voto
8.5

8.5/ 10

di Marco Lombardo

Un lustro di travaglio ha finalmente dato ai Ne Obliviscaris un corpo fatto e finito.
Il 21 aprile 2007 fece capolino da quel di Melbourne The Aurora veil, demo anomala, che a essere un feto la si sarebbe chiamata Benjamin Button, sorprendente per maturità artistica, qualità di produzione, coesione esecutiva e, non da ultimo, successo. Questa band di ignoti attirò infatti molti sguardi nei cunicoli dell’Underground, il suo tripudio di suoni, spunti e commistioni musicali, indefinitamente classificabile come Progressive/Avantgarde/Symphonic Black-Death/Extreme (sternocleidomast…) Metal, è giunto ad esser per alcuni oggetto di ammirazione sacrale. Ecco che dopo cinque anni di assestamento, cambi di line-up e finanche insidie di frontiera per importare il nuovo plettro francese (Benjamin Baret), i nostri volano oltreoceano a registrare il loro primo full-lenght in… “mancoadirloScandinavia” (Svezia). Magari è stata proprio la rapidità dell’esordio a richiedere tutte queste albe per la materializzazione di Portal of I, ma l’attesa ha solo contribuito ad allungare la coda di chi ora compra a scatola chiusa il cd ancora tiepido di conio. Il risultato è la stesura della seconda parte di una saga già iniziata: sette tracce, di cui tre accorpamento dell’intero The Aurora Veil ripassato in studio.
Orbene, nulla di nuovo: un’impeccabile opera insolita!
Tremolo-riffs di profilo Black Metal sullo sfondo, cadenzati da un caustico e metodico Daniel “Mortuary” Presland o “Usain Bolt della batteria” (Fastest Feet in Australia nel 2006) e mentre Presland ricorda il pie’ veloce di Atalanta, “atlantico” Brendan “Cygnus” Brown sorregge un piedistallo di basso tecnicamente devastante, scorrazzando dal Prog, al Thrash, dal Jazz al semplice Black Metal. Non meno eclettica la tortuosa chitarra solista che giocherella insieme col violino di Tim Charles, vera arma segreta dei NeO. La coppia sembra non prendere mai fiato, con esiti davvero orchestrali. Charles, non pago, flirta con l’ugola (seppur un po’ artefatta) intonando un duetto con lo scream di Xenoyr. Questo scioglilingua in apnea di suoni prende forma in sette atti dalla media durata di dieci minuti cadauno, così lunghi e variegati da poterli definire “concept-tracks” piuttosto che brani. Ovvio che con un genere così pensato, inevitabile è la premura per una produzione più nitida del sound-check dello Zecchino d’Oro, oltretutto è sempre abilmente evitata la deriva nel caos indistinto di rumori o nel virtuosismo autoreferenziale: nonostante la metabolizzazione non immediata dell’insieme, ogni strumento ha dignità autonoma e sposa armoniosamente tutti gli altri. A coronamento di tutto, la leggiadria conferita da voce pulita e violino si coniuga con intensi testi esistenziali e artworks popolati da farfalle e colombe, non tralasciando il companatico dal gusto Black Metal.
Ora che la fine dell’inizio dei Ne Obliviscaris (trad. dal Latino “non dimeticare”) si è ufficializzata, le aspettative si sono degnamente coronate e chissà se davvero questi sei stravaganti e insoliti metallari potranno farci dire un giorno “non vi abbiamo dimenticati”.

(11/05/2012)

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Marco Lombardo
Marco Lombardo

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