My Bloody Valentine – m b v

Scheda
Rispetto al genere
8.0


Rispetto alla carriera
8.0


Hype
8.0


Voto
8.0

8/ 10

di Valentina Battini

Dopo 21 anni di silenzio lo shoegaze ha di nuovo fatto risentire la sua voce: si parla dei My Bloody Valentine, che dopo un lungo, anzi lunghissimo periodo di pausa, hanno sfornato il loro terzo album.
Così, inaspettatamente, Shields il 2 Febbraio del 2013 fa il grande annuncio, svelando che di lì a poche ore sarebbero state diffuse le nove tracce di m b v in streaming. Naturalmente, vista l’attesa, i fans erano in visibilio, scatenando il panico in Rete per poter ascoltare il “nuovo” lavoro della band anglo-irlandese.
Per quanto concerne la definizione di nuovo avrei qualche riserva, dato che ascoltare m b v costituisce una sorta di viaggio nel tempo, un tempo che sembra essersi fermato agli anni ’90, con i testi sibilati, mormorati al microfono con la flemma mogia di chi canta guardandosi le scarpe, immerso in atmosfere sognanti. Il retaggio di Loveless è difficile da scrollare dalle spalle, anzi sembra costituire il file rouge delle prime tre tracce, che si riconducono alla matrice originale, al dream-pop più puro. Loro marchio di fabbrica autentico che li fa riapparire sulla scena, perfetti come all’epoca, tutt’altro che arrugginiti, piuttosto sembrano essersi risvegliati dopo un’ibernazione!
Mentre She found now, Only Tomorrow e Who sees you costituiscono l’incipit perfettamente in linea con la tradizione, dal quarto pezzo in poi l’album subisce una virata un po’ stucchevole, tratto che si evince particolarmente in If I Am seguita dalla poppeggiante New You che funge da brusca cesura con il clima altamente cerebrale instauratosi prima, vista la facile orecchiabilità di quest’ultimo.
Il decollo vero e proprio invece lo vediamo subito dopo, con una settima traccia In Another Way, cinque minuti densi in cui i testi recitati come mantra metropolitani sono avvolti dalla ritmica poderosa che risolleva decisamente il tono del disco.
Eccelsa la strumentale Nothing Is, un loop paranoico, statico, ansiogeno, in grado di creare un terreno fertile ad immagini allucinate e allucinanti, pezzo che smonta il ritmo di Mbv per fargli raggiungere apici elevatissimi di pathòs.
Dulcis in fundo, Wonder 2: conclusione dai tratti dream-pop che innova eppure si ricollega al passato creando un unico filo narrativo encomiabile.
Come la divina commedia dantesca, il nuovo e tanto atteso album dei My Bloody Valentine ha tre livelli di coinvolgimento emotivo, con una prima parte “infernale” in senso esteticamente esaltante, una parte centrale che fa presagire quel clima sospeso d’attesa – dal sapore purgatoriale – e una parte celestiale che gli fa raggiungere la vetta dopo una ripida e lunga inerpicata musicale.

(06/03/2013)

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Valentina Battini
Valentina Battini

Studentessa di giurisprudenza all'università di Catania e scrittrice a tempo perso con l'insana tendenza ad intrufolarsi in camerini e backstage. Appassionata di rock,indie e alternative.