Municipal Waste – The Fatal Feast

Scheda
Rispetto al genere
6.0


Rispetto alla carriera
5.5


Hype
5.0


Voto
5.5

5.5/ 10

di Marco Lombardo

The Fatal Feast è l’ultimo festone dei Municipal Waste, la feccia Crossover Thrash più tossica di Richmond: imbucarcisi col ricordo dei bagordi di Waste ‘Em All o Hazardous Mutation porta a “ciucca triste” certa.
Anche un featuring con una popstar astemia sarebbe stato più decoroso dopo il nulla ontologico di Massive Aggressive (penultimo album), ma da questo ritorno dal coma ci si aspettava di più: singolo ed EP sfornati quest’anno, ottimi lavori, hanno evidentemente promesso la luna a chi vi aveva scorto il preludio di una rinascita.
Il quinto party ripropone il navigato guazzabuglio di baldoria, alcolismo, insulti, zombie, mutanti, teppistaggio e vomito, ma i testi e i titoli sembrano scritti come ammazzatempo da gabinetto… che fine hanno fatto omaggi, storpiature e riferimenti a band e film? E le campionature degli horror movies anni 80 a inizio brano?
Langue anche la voce di Foresta, che stanco e lobotomizzato sembra ingiuriare timidamente il vento (si stupisce certamente chi frequenta i MW dalla loro infanzia), mentre alle sue spalle il carillon strumentale, seppur con una buona esecuzione, vibra distrattamente, dilungandosi nell’album più lento della storia della band, che sfiora i 38 minuti. Oltre alla durata complessiva, i singoli brani si allungano, a ulteriore sensibile detrimento di velocità e dinamismo. Waste grattuggia i consueti riff poco elaborati, ma efficaci, perdendo questa volta fantasia nelle variazioni. Poco vario con lui tutto l’assetto ritmico, con un basso non tanto indaffarato, comunque perito, e una batteria dietro la quale non pare sedere Witte, che oltre ad aver obliato le sue sparute scariche di blast-beat pecca clamorosamente di trovate estrose, rasentando un continuo groove. La produzione è buona… troppo! Una band che ha poppato tanta linfa alcolica dai seni dell’ Hardcore Punk e dell’undergroud Crossover Thrash trarrebbe più onori che oneri nel cullarsi in una registrazione un poco più rozza.
A festa finita restano l’amarezza del ricordo di party più devastanti e i postumi di una sbronza mediocre a base di birra di sottomarca, ma sempre comunque una sbronza!

(19/04/2012)

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Marco Lombardo
Marco Lombardo

Collaboratore.