Mumford & Sons – Babel

Scheda
Rispetto al genere
7.0


Rispetto alla carriera
7.0


Hype
8.0


Voto
7.3

7.3/ 10

di Marco Marzolla

I Mumford non usano sintetizzatori, né assurdi tempi dispari, né ricercano sonorità astruse ed impersonali. Tuttavia, a differenza di molti altri, riescono ad essere apprezzati da tutti, grazie alla forza di splendide linee melodiche e di poetici impasti vocali, da cui traspare un grande sentimento e  lo stupore di essere diventati così in fretta la “next big thing” di un folk non più cantautorale e spesso autocelebrativo, ma universale e fresco, capace di entusiasmare davanti ad un bicchiere di vino e un piatto di polenta senza inutili manierismi. Rispetto a Sigh no more, Babel risulta, forse, più maturo, nel suono e nell’incisione, fregiandosi di piccole perle di bellezza cristallina, come Ghost that we knew e Below my feet o ancora come For those below (presente solo nella deluxe edition). E’ doveroso, però, dire che nulla è cambiato nella ricetta sonora dei “Gentlemen of the road” rispetto al primo e universalmente idolatrato lavoro. Tuttavia, è forse fin troppo comodo e facile accodarsi e storcere il naso nella massa, cercando di compiacere finti intenditori, che, per la maggior parte sono dei mezzi incompetenti, non in grado di capire dove finisca un “Mi” e dove inizi un “Sol”. Babel verrà, di certo, accolto freddamente dalla consistente schiera di “coloro che sanno di musica”, proprio perché nulla è cambiato. La cassa spinge “in 4”, sempre allo stesso modo”, il banjo cavalca sempre incontrastato e Marcus Mumford ha, come sempre, la stessa voce rotta che canta d’amore. Ma che importa? Deve necessariamente esserci qualcosa di nuovo, affinchè un disco debba essere apprezzato? Sembra quasi che nella scarsezza tecnica che aleggia nel mainstream (e non) indie attuale, l’unica cosa che conti sia essere strani. Sicuramente cantare di cuori che si struggono è senza alcun dubbio demagogico, ma quelle armonizzazioni vocali, che sembrano venire da un altro tempo, penetrano nel cervello e nell’animo di tutti, anche di quelli che più ostinatamente danno loro battaglia, fingendo uno stereotipato snobismo, ma che, nel profondo, si libererebbero di questo claustrofobico fardello per urlare questi inni d’amore a squarcia gola.

Clicca qui per leggere il live report del concerto di Verona del 02/07/2012

 

(28/09/2012)

Commenta
Marco Marzolla
Marco Marzolla

Studente di medicina alla facoltà di Medicina e Chirurgia presso le Molinette di Torino. Batterista della band post-rock Acid Food.