Motorpsycho – Still Life With Eggplant

Scheda
Rispetto al genere
6.5


Rispetto alla carriera
6.5


Hype
7.0


Voto
6.7

6.7/ 10

di Lorenzo Goria

Non è da tutti arrivare al sedicesimo album in poco più di vent’anni. Soprattutto arrivarci con tutta la carica dei Motorpsycho, che continuano audacemente il loro viaggio nella sperimentazione. Ma c’è chi sperimenta suoni nuovi – facciamo il nome dei Radiohead tanto per farne uno – e chi come il trio norvegese si accontenta di provare quelli vecchi. In effetti,  si può affermare con una certa disinvoltura che in Still life with eggplant non c’è niente di nuovo. Ciononostante, non si può negare che offra tre quarti d’ora di sano intrattenimento e di buon revival degli anni ’70. Nessun guizzo di originalità particolare in questo capitolo progressive, nessuno sprizzo di genialità, ma nemmeno momenti di scarso valore. Still Life è un disco totalmente nella media, che non aggiunge nulla a quanto già detto prima e meglio, ma diverte. E lo fa continuativamente e senza mai annoiare.

Il gruppo scandinavo, dicevamo, si lancia all’esplorazione del prog e della psichedelia anni ’70. Un capriccio come se ne sono visti tanti di questi tempi. I mezzi sono quelli di sempre, e i vecchi fan della band non avranno difficoltà a riconoscere i caratteri distintivi della loro musica: pezzi lunghi ma efficaci, tanta energia e una buona dose di autoironia. Il disco si apre con Hell Part 1-3 – un titolo che di per sé non ha molto senso, visto che sarà anche una piccola suite in tre movimenti, ma se non ne seguono altri separati la numerazione lascia un po’ il tempo che trova. Invece il pezzo nei suoi nove minuti ha parecchie cose da dire, e le dice anche molto bene: c’è l’intro carica dell’aggressività hard rock, il riff in tempo dispari, i passaggi di tonalità e l’improvvisazione rarefatta. Da manuale.

Si respira aria di Canterbury in August, cover di un pezzo dei Love datato 1969. La versione dei Motorpsycho non si distacca molto dall’originale, ma la carica di un groove irresistibile e accentua le dissonanze tra la strofa e le sezioni più dissonanti. Ne viene fuori un momento leggero, vagamente in stile Caravan, che stempera l’atmosfera in preparazione alla climax drammatica di BarleycornUna bella ballata acustica con qualche innesto di chitarra elettrica e cori alla Yes. Un po’ rovinata dal ritornello che ne rompe la perfezione drammatica, recupera alla grande con un assolo di chitarra verso la fine. Grandi momenti di improvvisazione in Ratcatcheruna tirata di diciassette minuti nelle radici jazzate del rock. La chitarra elettrica domina la scena con ogni mezzo possibile fino a risultare ridondante, mentre basso e batteria lavorano la trama di un ritmo furioso e intricatissimo. Gli ultimi sei minuti sono per Afterglow. Questo secondo pezzo acustico sembra capitato lì per sbaglio, fino a quando non finisce in un crescendo di chitarre distorte a contorni psichiedelici.

La musica dei Motorpsycho non ha mai brillato per originalità, ma se c’è una cosa che sanno fare è dare spettacolo. Questo disco piacerà sicuramente a chi conosceva già la band, ma dirà poco o niente a chi si sta avvicinando al genere per la prima volta. Poco male: Still Life WIth Eggplant non sarà mai un classico, ma nemmeno tenta di esserlo. Tutto l’album ha il sapore di uno scherzo tra amici, fatto più per divertirsi che per motivi di grande ambizione. E sotto questo punto di vista è dannatamente ben riuscito.

(25/04/2013)

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Lorenzo Goria

Collaboratore poco più che occasionale, studente di liceo classico a Torino e (con ogni probabilità) OUTsider più giovane in circolazione.