[REVIEW] Morrissey – World Peace is None of Your Business

Scheda
Rispetto al genere
7.5


Rispetto alla carriera
7.0


Hype
8.0


Voto
7.5

7.5/ 10

di Simone Picchi

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E’ tempo del ritorno sulle scene per una delle ultime grandi icone generazionali. Leader di un collettivo chiamato The Smiths, capace in pochi anni di attività di mutare il corso musicale alternativo per poi intraprendere una fortunata carriera da solista, senza però riuscire a toccare i picchi creativi confezionati con il suo alter ego Johnny Marr. Sono passati cinque anni dall’ultimo disco di Morrisey, ora arriva il nuovo album. La maturità (anche anagrafica) si riflette in liriche sempre originali che affrontano tematiche di largo respiro (l’animalista The Bullfighter Dies e la “nichilista” Earth is the Loneliest Planet su tutte) a cui si affiancano anche pezzi sentimentali. Ci troviamo di fronte ad tracce variegate dove convivono l’impronta classica nella romantica Kiss Me A Lot o nella spensierata Staircase At the University e le molteplici sfumature mediterranee nei pezzi rock di stampo anni Novanta come Istanbul o Neal Cassady Drops Dead. Stupisce per intensità la ballata malinconica Smiler With a Knife che precede di poco l’epitaffio della conclusiva Oboe Concerto.
Nonostante una condizione fisica che lo ha costretto a cancellare diverse date del tour promozionale, la salute compositiva alla soglia dei sessant’anni è rimasta quella di sempre. Le contaminazioni musicali (flamenco, musica da camera, indie o synth) del disco danno forza al repertorio classico del cantante senza snaturarlo, offrendo nuovo smalto ad un’offerta musicale che rischiava di rimanere ancorata a tempi passati (e gloriosi). Morrissey con questo album risponde a chi lo considerava in parabola discendente e ormai macchietta della sua stessa icona, che invece continua a risplendere attraverso gli anni e le generazioni. Lunga vita a Moz.

(31/07/2014)

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Simone Picchi

Studente di Scienze politiche a Messina, collaboratore recensore/reporter/intervistatore/factotum.