[REVIEW] Mogwai – Rave Tapes

Scheda
Rispetto al genere
8.0


Rispetto alla carriera
7.5


Hype
7.5


Voto
7.7

7.7/ 10

di Lorenzo Goria

mogwai

Solo qualche mese fa, di fronte al fallimento dei God is an Astronaut, stilavamo un impietoso certificato di morte del genere post-rock. L’uscita di Rave Tapes non potrebbe essere un momento migliore per rimangiarsi un giudizio così frettoloso (posto che Origins è e rimane un disco del tutto sbagliato). All’ottavo album della carriera, i Mogwai si confermano artisti di grande talento, capaci di ridare nuova linfa ad una scena altrimenti poco popolata, anche quando non cercano disperatamente un sound innovativo. Infatti, con Rave Tapes  i cinque scozzesi non si allontanano molto dalle sonorità classiche, ma le mescolano a suggestioni elettroniche che, per adesso, li mettono al riparo dalla ripetitività senza però snaturarli. Nel complesso il disco non è un capolavoro, e nemmeno è concepito per esserlo, ma funziona sempre, anche come documento di ogni fase da cui sono passati i Mogwai in diciassette anni di attività.

In cinquanta minuti ce n’è veramente per accontentare tutti: il vocoder sulla struggente The Lord is Out of Control – che ricorda da vicino quello onnipresente in Happy songs for Happy People – e il cantato di Blues Hour, tanto simile a quelli di Come on, Die Young, saranno un piacevole deja-vu per i fan di vecchia data. Ma al di là di ogni richiamo che si può andare a cercare con la lente d’ingrandimento, l’importanza del disco è la visione di insieme, che ritrae la band impegnata a raffinare sempre di più il proprio suono, talvolta anche a scapito delle chitarre che sono il suo marchio di fabbrica. Non manca qualche giro a vuoto – Master Card , troppo violenta e senza motivazioni, e Simon Ferocious, decisamente inconcludente – ma sono ben poca cosa in confronto a quanto di affascinante rimane. Soprattutto di fronte all’inatteso di Remurdered, il momento migliore di tutto il disco, che passa dal classico intreccio di chitarre ad un deciso stacco di arpeggiatore direttamente dai Tangerine Dream degli anni 80. E forse è proprio questo il merito maggiore di Rave Tapes: quello di aver saputo inserire in mezzo a tante sonorità familiari una sfumatura nuova e distintiva, quel tanto che basta per non adagiarsi sugli allori di una carriera che ha già riservato parecchie soddisfazioni. Tra lo stupore di qualcuno, i Mogwai hanno di nuovo centrato il bersaglio: dev’essere un panorama molto dissestato, quello musicale, se per una volta che una band non si esaurisce al secondo disco la reazione è così sbalordita.

(22/01/2014)

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Lorenzo Goria

Collaboratore poco più che occasionale, studente di liceo classico a Torino e (con ogni probabilità) OUTsider più giovane in circolazione.