Modeselektor – Monkeytown

Scheda
Rispetto al genere
7.0


Rispetto alla carriera
6.0


Hype
6.0


Voto
6.3

6.3/ 10

di Matteo Monaco

Gernot Bronsert e Sebastian Szary, una società per alienati a conduzione acida, dal 1992. In diretta dai rave di Berlino, durante la cieca corsa verso un Occidente che in Alexanderplatz concedeva un tributo postumo a JFK,  mentre nelle periferie l’aria sapeva ancora di vecchie Trabant. La gioventù dei collettivi anti-sistemici, estranei al ritorno delle parate di ipocrisie post-belliche, preferì i ritmi sincopati dei ribelli all’occidentale. Illegalmente, seguiti a ruota dalla polizia del Reich ricostituito, i Modeselektor iniziavano a ruotare le manopole del futurismo più orgiastico, marchio di fabbrica della produzione elettronica in terra germanica già a partire dalle avventure “autostradali” dei Kraftwerk e dei crauti Neu! . Black Block e Silicon, tratti dall’acclamato Happy Birthday (2007), in un ritorno ad alto voltaggio al presente, inquadrano lo stato dell’arte del duo, quindici primavere dopo i bagordi musicale della riunificazione.

Le corde sensibili di Thom Yorke, al passo con buona parte degli addetti ai lavori, sono stravolte dalla potenza di fuoco del tandem berlinese. Tanto da perderci la testa, e definirli uno dei suoi gruppi preferiti, mentre dedica buona parte del tempo (non occupato dalla produzione di The King of Limbs) alla collaborazione in diretta dall’Inghilterra con i suoi beniamini. Ne nasce un album, Monkey Town, in prima battuta affine al gemello mediatico dei Radiohead. Curato ed oscuro, a frequenze basse e più rilassate, già dagli echi dubstep di Blue Clouds. I Modeselektor ridefiniscono i valori in campo, voltando evidentemente pagina su una parabola artistica che pareva ancora distante dal picco. Non una scelta obbligata dunque, che forse deluderà raver e amanti del ritmo a tutti i costi. Rimpiazzato, appunto, dalla teatralità delle sperimentazioni, e dallo sfoggio di una tecnica inappuntabile, al servizio delle ispirazioni di un totem del pop contemporaneo.

http://youtu.be/68cWtrhp9x4

Compaiono atmosfere più convenzionali, come nell’ode urbana di Green Light Go, a firma PVT, e si scimmiotta un hip-hop non troppo convincente in Humanized. Le altre collaborazioni, citate nei credits dell’album, non aggiungono particolare sostanza al buon lavoro dei tedeschi, che appaiono più ispirati nelle tracce di loro esclusiva produzione. È infatti leggero anche l’approccio sulla Pretentious Friends in condominio con Busdriver, compensato dalla magistrale cavalcata in German Clap, retta sul filo dei bpm da un’affascinante architettura ritmica. L’impressione generale, confermata dai principali spazi d’opinione mediatici, è di trovarsi a confronto con un’perfetto prodotto da trovare sotto l’albero la mattina di Natale, niente di più. Impeccabile in quanto a forma, quanto banale e asettico nella sostanza. In molti lo ricorderanno come il capolavoro dei due dj, ma non stupirebbe se una voce simile provenisse dagli ambienti delle case discografiche e dagli stessi colleghi. Materiale per tecnici, o per audiofili da metropolitana. Nulla a cui Thom Yorke, negli anni della sua passione elettronica, sia nuovo.

http://youtu.be/HZkceppAAVI

(06/12/2011)

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Matteo Monaco

Fondatore e collaboratore permanente di OUTsiders. Scrivo per Tagli, dopo aver collaborato con Però Torino e Ondarock.

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