Moderat – II

Scheda
Rispetto al genere
8.0


Rispetto alla carriera
7.5


Hype
7.5


Voto
7.7

7.7/ 10

di Giorgio Albano

moderat

Dopo tre anni di attesa, la fusione tra due dei progetti più interessanti della musica elettronica attuale ha dato seguito al suo primo sorprendente lavoro. Il progetto Moderat infatti è formato da Sasha Ring, in arte Apparat, e dai Modeselektor ( da qui il nome del progetto). In generale questa formazione ha da sempre fatto sognare gli amanti del genere per le grandi potenzialità,  ma la presenza di artisti impegnati anche in progetti solisti, ha sempre rallentato un po’ i lavori. Impegni legati alle loro carriere e divergenze artistiche hanno sempre tarpato un po’ le ali al progetto Moderat. Nonostante queste difficoltà, già nel 2009 il talento dei tre aveva preso il sopravvento in “Moderat”, primo e magnifico lavoro del gruppo omonimo. Tracce come “New error” o “Rusty Nails” sono rimaste impresse e hanno influenzato tutto un filone musicale. Inutile dire che le aspettative per questo secondo lavoro erano altissime; ma, in fin dei conti, assolutamente non disattese. Anche II  infatti si candida per un posto piuttosto importante all’interno della musica elettronica degli ultimi anni.

Il sound rimane sempre legato alle stesse sponde tra le influenze della techno “made in Berlin” e suoni stile brith. Ancora costante è anche la voglia di non cadere nel banale, variando e giocando spesso con beat di batteria o controtempi  fuori dagli schemi e piacevolissimi. Tracce come “Milk” o “Gita” fanno piena prova sulla capacità di spaziare e giocare degli artisti. In generale, rispetto al passato questo disco suona meno techno e più vicino al trip hop o quasi all’indietronica (soprattutto nella prima metà) sia come beat che come suoni e delicatezza. Proprio questo è forse il miglior vanto del disco. Tutte le tracce risultano delicate, eleganti, appropriate. Non si ricade quasi mai in beat ossessivi come nemmeno in parti troppo lounge da diventare vaporose e noiose.  I Moderat danno sempre l’idea di sapere quello che stanno facendo e calcolare perfettamente ogni loro scelta. Se nel loro primo lavoro “Rusty nails” si candidava come pezzo più “pop”, studiato per lanciare l’album, in “II” vi si può sicuramente trovare il suo corrispettivo in “Bad Kingdom”. La traccia, cantata dallo stesso Apparat ( che da prova di avere anche delle buone capacità sia canore che di scrittura), si candida ad accentrare su di sè l’attenzione dei media per un ritmo coinvolgente ed accattivante ed una parte melodica molto orecchiabile. Tuttavia la vera essenza dell’album risiede in altre canzoni, forse meno d’impatto e mainstream, ma con ancora più potenza creativa; si vedano “Theraphy” o “Let in the light”. In generale il disco spazia abbastanza: con la presenza di tracce cantate o meno, da quelle più elettroniche o meno, senza però che si perda il filo del discorso e si continui a seguire il flusso creato. Trovare difetti risulta davvero molto difficile, tranne forse una pecca sul numero dei pezzi. Dopo tre anni un disco di dieci tracce tra cui da due “interlude” risulta forse un po’ poco. Inoltre il livello medio delle canzoni, comunque molto alto, cala leggermente nel finale in cui i Moderat si rifugiano in un sound più tecno ed ossessivo accantonando parzialmente le melodie che hanno caratterizzato la prima parte.  In ogni caso il disco risulta davvero bello, e si candida per diventare uno dei più importanti del 2013 nel settore e non solo.

(17/10/2013)

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Giorgio Albano
Giorgio Albano

Redattore.