Millionyoung – Variable

Scheda
Rispetto al genere
6.0


Rispetto alla carriera
6.5


Hype
6.5


Voto
6.3

6.3/ 10

di Simone Picchi

Mike Diaz e il suo progetto MillionYoung hanno cominciato con una serie di Ep, seguito da un esordio vero e proprio nel 2011 con il suo primo full-length: chillwave con sample e inserimenti vocali di Mike stesso.
Anno Domini 2013, e siamo al suo terzo album a distanza di un anno dal precedente. Finito di ascoltare, è molto difficile parlarne, non è possibile analizzare traccia per traccia come non è possibile trovare chissàche significati nascosti o trovare con facilità la traccia che si innalza rispetto alle altre. Non è il disco da possedere per riascoltarlo all’infinito. Il ragazzo ci sa fare, è indubbio, come è stupido pensare che basti un computer, drum machine, synth e altri gingilli per comporre buona musica. Il background dal quale attinge è variegato: oltre al tappetto elegantemente chill (qualcuno ha nominato gli Air?), troviamo una chitarra un po’ funky altrettanto elegante, sample vocali delicati oltre ad un beat mai invasivo.
Probabilmente la parte migliore del disco si trova nella sua seconda parte. Più ispirata della prima, più carica emotivamente, senza discostarsi minimamente dal discorso musicale intrapreso. Con le sue melodie più vicine ad un certo tipo di indie-pop che all’elettronica pura, può essere un ideale sottofondo per un attimo di relax, magari in un bar, magari di fronte ad una bella tazza di cioccolata calda di fronte ad un camino o in un momento di intimità. Feticisti di significati e divoratori di testi non sono ben accetti, il buon Mike non ha di certo rivolto a loro i suoi sforzi. Rivolto a chi si vuole abbandonare all’emozioni, vero motore della musica, bella o brutta che sia. Per le pippe rivolgetevi ad un altro sportello.

(15/03/2013)

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Simone Picchi

Studente di Scienze politiche a Messina, collaboratore recensore/reporter/intervistatore/factotum.