Mike Stern – All Over The Place

Scheda
Rispetto al genere
9.0


Rispetto alla carriera
9.0


Hype
9.0


Voto
9.0

9/ 10

di Eugenio Goria

Il nuovo disco di Mike Stern è quello che tutti si aspettavano. Funk quanto basta per avere il fascino dei Blood Sweat and Tears, ma così jazz che sembra di sentire Miles Davis alla chitarra. Dopo l’ottima prova di Big Neighbourhood, uscito nel 2009, Stern torna con un nuovo disco in cui rispolvera gran parte delle vecchie collaborazioni per un totale di 21 ospiti che gli permettono di spaziare tra diversi registri così che è veramente difficile trovare un brano uguale all’altro. “Come negli ultimi album che ho inciso, ci sono un sacco di persone con cui mi piace suonare anche in questo progetto” è il commento dell’autore, ed effettivamente non gli si può dare torto: in undici tracce ha dimostrato definitivamente di non essere solo un chitarrista, ma un compositore affermato e un arrangiatore attento, capace di scegliere sempre i giusti musicisti per il brano che interpreta.

Notevole è il contributo al disco della cantante emergente Esperanza Spalding, che già faceva parte della all-star band di Big Neighbourhood, e torna ora, talentuosa quanto sensuale, a interpretare As Far As We Know, uno dei brani più intimi e delicati mai scritti da Stern, che sembra fatto apposta per la sua voce. Non stupisce poi la profonda intesa del consolidato trio Stern-Bona-Weckl: come tre attaccanti di una squadra di altri tempi, i tre, rispettivamente chitarra, basso e batteria si conoscono ormai a memoria, e riescono a dare vita ogni volta che prendono in mano gli strumenti a ritmi e melodie travolgenti, che riescono a valorizzare le doti di ognuno. Cameroon è la traccia migliore dell’album, perfetta da ogni punto di vista, e affascinante fin dal primo ascolto: uno spettacolo di batteria e percussioni su cui si innesta con naturalezza sconcertante il falsetto del – non a caso – camerunense Richard Bona. Il terzetto si mette in luce anche in Light, altro pezzo ricco di energia, arricchito dal sassofono di un superbo Bob Francheschini.

Anche se è raro sentire Mike Stern alla chitarra acustica, gli ascoltatori possono perdersi sulle note di You Never Told Me, una lenta ballata, molto delicata e molto diversa dal sound dello Stern elettrico, carico di distorsioni anche molto aggressive. Qui è possibile apprezzare le spazzole di un altro grande del jazz, il batterista Al Foster, membro della band di Miles Davis negli anni Ottanta. Altro membro di spicco nel personale del disco è Leni Stern, moglie del chitarrista e chitarrista a sua volta, la sentiamo nell’attacco di Out Of The Blue alle prese con uno n’goni, strumento tradizionale maliano che apre un brano in cui è massima la compenetrazione tra elementi africani e bebop, tanto che il tema del brano, grandioso, non può non ricordare Coltrane.

All Over The Place è un disco destinato a diventare un importante punto di riferimento nella discografia di Mike Stern, ma non solo: è infatti molto difficile trovare attualmente un chitarrista jazz che riesca a fondere così bene elementi così diversi, spaziando dal bebop al funk alla musica africana. Questo deriva non tanto da un talento ormai ben noto come strumentista, quanto da una spiccata dote compositiva, che trova qui una sua piena espressione, in un organico formato da cinque batteristi e sei bassisti che permettono a Stern di ottenere quella varietà che è impossibile raggiungere con una sola band. Il consiglio è dunque quello di iniziare l’ascolto, partendo proprio dalle note di apertura di AJ, uno dei pezzi migliori, e per una volta ripulirsi la testa da ogni stereotipo che riguarda i generi musicali: nella musica di Stern non c’è jazz senza blues, non c’è bebop senza funk, e soprattutto non c’è ritmo senza sensualità.

(11/07/2012)

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Eugenio Goria
Eugenio Goria

Caporedattore. Scrivo di musica dal 2008 su riviste storiche come "Late for the sky" e "L'Isola". Nel 2010 sono entrato a far parte di Outsiders.