Michael Kiwanuka – Home Again

Scheda
Rispetto al genere
8.5


Rispetto alla carriera
8.5


Hype
8.0


Voto
8.3

8.3/ 10

di Gino Li Veli

In linea generale bisognerebbe essere assai diffidenti verso quei personaggi che vengono definiti geni al debutto, per i quali i media sprecano lodi che alla fine appaiono esagerate. La storia della musica popolare straborda di artisti che non sono riusciti a mantenere le promesse. Ma nel caso di Michael Kiwanuka è giusto fare un’eccezione. Questo londinese di 24 anni, di origini ugandese, la cui la famiglia espatriò per sfuggire alla dittatura di Idi Amin, ci ha donato un lavoro d’esordio“Home again che è un piccolo capolavoro di gusto, sensibilità, dal gusto fascinosamente retrò, in cui le sonorità di base, tipicamente soul, si fondono in maniera mirabile con il folk, con le inflessioni jazzistiche e con la capacità di scrittura che rimandano a grandi songwriter come Paul Simon, Van Morrison, John Martyn. Se è necessario fare dei paragoni, i modelli non sono tanto Otis Redding o Sam Cooke, che in qualche modo però Kiwanuka può ricordare per il canto a volte vellutato, quanto i meno conosciuti ma fondamentali Terry Callier e soprattutto Bill Withers. Dieci le track e l’iniziale Tell me a tale indica in maniera esplicita il percorso: su impianto tipicamente “black” si innesta un arragiamento fiatistico che in qualche modo rimanda ai maestri del suol anni Sessanta ma anche ai Traffic (gruppo mai troppo apprezzato) dei primi album. Il tutto è dominato da una voce che sa essere aggressiva e burrosa allo stesso tempo. La malinconia è il tratto principale della vocalità di Kiwanuka, come si nota in I’m getting ready e Bones” nella title track, ma anche in brani più piacevolmente pop come I’ll get along. Un lavoro che illumina decisamente questa prima parte del 2012. C’è del talento in Kiwanuka.C’è da sperare che lo sappia mettere a frutto anche in futuro.

(25/04/2012)

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Gino Li Veli

Editorialista. Giornalista de La Repubblica.