MF/MB/ – Colossus

Scheda
Rispetto al genere
6.0


Rispetto alla carriera
7.0


Hype
6.0


Voto
6.3

6.3/ 10

di Giacomo Dalla Valentina
We created this colossus and then let it barge around with no aims or directions.

MF:MB:

Così lo svedese Victor Nilsson descrive il processo creativo che ha portato alla creazione di Colossus, secondo album degli MF/MB/, con i quali milita ormai da più di tre anni. Perchè in effetti qui parliamo davvero di un “colosso”, se non in senso qualitativo (anzi, siamo lontani da qualcosa di innovativo), per lo meno in senso quantitativo, come ben chiarisce la canzone d’apertura, Unto Death, cavalcata elettrica che in continuo crescendo apra le danze. Provenienti dalla piccola cittadina svedese di Bollnäs, gli MF/MB/ nascono quando i componenti sono ancora diciassettenni, frustrati e arrabbiati per la desolazione che si allarga intorno a loro, nel freddo, monotono e poco ondulato paesaggio svedese: una rabbia che ancora oggi, dopo il trasferimento a Malmö in un ambiente decisamente più stimolante, si fa sentire come la colonna portante della loro musica. Ma con il tempo la loro musica si è affinata, carica di toni più metropolitani, e questo si vede bene in Colossus, registrato con l’aiuto di due veterani della musica alternativa svedese, Mathias Oldén (The Radio Dept.) e Christoffer Lundquist (Peter von Poehl, Moneybrother, Roxette).

Non è un album ricercato, ma come ogni “colosso” che si rispetti ha dimensioni notevoli ed è capace in certi punti di sorprendere, con uno strano e torbido equilibrio tra la new wave più classica, più impostata, e un krautrock dalle tinte fosche accentuato ancora di più dalla voce tenebrosa del cantante. Sull’onda del successo di band come i londinesi White Lies o i Northern Portrait, gli MF/MB/ dedicano alcune tracce al più evidente e semplicistico motteggio dei Joy Division: languide chitarre distorte, batteria implacabile e monotona e voce sussurrata sono gli elementi che caratterizzano così The Chant, Cocktail Kid e Our Next Rendezvous, quest’ultima sostenuta da un sintetizzatore che fa l’occhiolino ai Depeche Mode (o, per rimanere negli anni Zero, agli altrettanto svedesi Thieves Like Us). D’altra parte, al di là di alcuni scivoloni -all’insegna del punk o dello shoegaze più spinto, come in Passing Complexion e I Am an Entity– gli scandinavi sono stati capaci di dare al loro “colosso” alcune canzoni che, se non proprio memorabili, sono abbastanza orecchiabili e godibili da essere tentati di inserirle nell’iPod: parliamo di You Were the Last One to Do Such a Thing, ballata commovente in chiusura dell’LP, ma anche di Art & Sound, dal sound potente e dalla melodia facile, e soprattutto di Casualties, che in una alchimia in pieno stile U2, dimostra quanto ancora si possa raccontare con un sano, pieno e sincero rock.

Con qualche errore in buona fede qua e là, tante emozioni da incanalare e una carriera che ancora non si è completamente schiusa, gli MF/MB/ entrano a pieno titolo nel panorama musicale non solo svedese ma europeo, con un album che merita un ascolto e che sicuramente non mancherà di reclutare dei fan. Un album arrabbiato e scuro, ma al contempo pieno di impeto e vitalità che difficilmente potrà portare ad altro se non ad un sorriso divertito.

(14/04/2013)

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Giacomo Dalla Valentina
Giacomo Dalla Valentina

Piemontese di nascita, milanese d'adozione, studio giurisprudenza @ Statale di Milano. Appassionato lettore e collaboratore di OUTsiders.