Mendoza – Boomerang
Boomerang, il nuovo disco di Daniel Mendoza, ex del famoso collettivo de “Gli Inquilini”, è al contempo una rivincita e una nuova speranza per il suo autore, infatti è il colpo che torna indietro come un boomerang contro chi, in un modo o nell’altro, si era opposto a Mendoza, ma anche l’intenzione di comporre un prodotto maturo, riflessivo e lontano dagli stereotipi del rap italiano, confezionando così musica seria, “per adulti”, come la definisce lo stesso autore.
Il consueto flow dell’inquilino è ancora migliorato e rappresenta uno dei punti di forza del disco, aggressivo, convincente e coinvolgente, anche se a tratti troppo strafottente, riesce a interpretare bene i testi che propone, incuriosendo abbastanza l’ascoltatore, anche occasionale, che si ponga all’ascolto. Ad accompagnare la grintosa voce di Mendoza si percepisce per tutto il disco un’atmosfera dichiaratamente e orgogliosamente old school, prepotente nelle basi, dove le influenze soul e della musica nera in generale sono il tratto più distintivo.
L’esperienza decennale consente a Mendoza di sfornare un lavoro che merita sicuramente la sufficienza, vista la buona tecnica e la capacità di scrittura che emergono dalle tracce di Boomerang, tuttavia la premessa dell’autore di fare musica per adulti, confezionando un disco che faccia pensare è raggiunta solo in parte; i contenuti del disco si sollevano infatti, fortunatamente, dalla torma dei clichè del rapper medio in quanto ai pezzi di autocelebrazione e del gangsta rap, totalmente assenti, tuttavia mancano spesso di innovazione, finendo sovente per comunicare quel noioso senso di “già sentito”, mai positivo per un disco.
Pochi gli spunti concettualmente accattivanti, tuttavia piacevoli risultano Non ti perdi granchè (con il featuring di Flake), La porta dell’inferno e Yellow Rose, che hanno il pregio di catturare con più veemenza l’attenzione dell’ascoltatore, mentre sarebbe stato il pezzo migliore L’Italia non è, se non fosse tanto simile a troppi altri pezzi in merito all’argomento.
Un disco che non scende mai sotto la sufficienza, ma che, purtroppo, raramente la supera, mantenendo un livello uniforme non esaltante, ma apprezzabile, garantito dalle ottime capacità dell’autore e dalla piacevole atmosfera melodica; si fosse rivelato più convincente dal punto di vista contenutistico, avvicinandosi di più alle intenzioni dell’autore, sarebbe potuto essere un ottimo lavoro.



















