Memory Tapes – Grace/Confusion

Scheda
Rispetto al genere
7.0


Rispetto alla carriera
7.0


Hype
7.0


Voto
7.0

7/ 10

di Ilaria Del Boca

Dietro al progetto Memory Tapes si nasconde un solo volto, quello di Dayve Hawk, che dopo averci abituato a basi ritmiche, chillin’ e lounge pronti a farci scuotere la testa, passa bruscamente a suoni nettamente più new-wave. Gli anni ’80, i sintetizzatori amati e odiati per tutto il ventennio scorso e le ombre tornano dopo tanto silenzio prepotenti sulla scena musicale contemporanea. Nessun artista si fa scappare l’occasione di registrare il proprio album sfociando nel synthpop: Memory Tapes fa parte di quest’ampia cerchia. Questi gli antefatti che preludono al suo terzo Lp, Grace/Confusion (Carpark Records) che si distingue dai lavori precedenti per un diverso approccio alla struttura della canzone. Ci troviamo di fronte a sei tracce molto diverse tra loro che Hawk ha la capacità di personalizzare, attingendo da svariate epoche e culture. La rielaborazione del materiale è forse ciò che più stupisce di questo lavoro, quasi una sorta di collage dal gusto electro-wave in chiave pop. Abile produttore, Memory Tapes non si lascia sfuggire i suoni più accattivanti, li mescola, li risistema cambiando la confenzione, deformando capisaldi e non. Se Neighborhood Watch è apparentemente incentrata su vibrazioni strumentali distorte, dagli echi folk per via di una combinazione perfetta di chitarra e voce, Thru The Field parte decisa con una base che ad un primo ascolto ricorda un cocktail di Kraftwerk e Righeira, con variazioni vocali che richiamano uno dei tanti remix di Gotye (perdonate l’ensemble contrastante), ma che evoca esattamente l’atmosfera eighties, spensierata e dai battiti irregolari per poi colorarsi di un rosso porpora con Safety e distinguersi in Let Me Be che gioca su retrospettive inquietanti a memoria dell’Oriente dei più tortuosi suq. L’apice di questa “confusione” e del ronzio di idee che pervade l’album lo si ha in Sheila, cuore pulsante dell’opera terza: una straziante invocazione amorosa, in cui si legge non solo disperazione, ma anche un po’ di autocommiserazione. Rimane Follow Me, solitaria, quasi in disparte per non creare scompiglio, una lunga traccia che tra cori femminili e tastiere si fa forza con una potenza emotiva capace di adattarsi alla colonna sonora di un film. Memory Tapes trova lo spazio di inserirsi in un genere che sembrerebbe ormai non avere più nulla da dire, ma che lotta con le unghie e coi denti per non soccombere. In Grace/Confusion, in fondo, non manca certo la fantasia.

(08/12/2012)

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Ilaria Del Boca
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