Melissa Laveaux – Dying Is A Wild Night

Scheda
Rispetto al genere
7.0


Rispetto alla carriera
8.0


Hype
6.0


Voto
7.0

7/ 10

di Max Sannella

Ancora una bella sorpresa dalla terra del Canada, e al solo sentirla nominare ritornano in mente le cose più importanti degli alfieri dell’ottimismo dopo l’ubriacatura intima e con le pezze nelle idee di certi anni a confine tra i Novanta e i 00, ed il suo è un hype di atmosfere slegate ed eleganti, ideologiche per quanto riguarda timbriche ma assolutamente libere nella stesura e nell’incredibile verve meticciata.
Stiamo parlando dell’artista Melissa Laveaux e del suo nuovo Dying Is A Night, un disco brillante di black pop che nel suo interno catalizza dance soffusa, leggere brezze wave, soul e quel jangle che in fondo è la sua dimensione artistica, quella dolceamara atmosfera ineccepibile che fa quadrato intorno alla sua preziosa “letteratura sonora”, e se la matrice metropolitana eclettica si fa sentire marcatamente, non è altro che un cesello cui tener conto, un dettaglio in grandeur da stringere avidamente. Cessioni al paisley “Hash Pipe”, “Postman”, la rarefatta torch song “Dew breaker”, avvicinamenti alla musica “pallida” e omaggi alla poetessa Dickinson, sono le prerogative dell’intero lotto, undici brani dal carattere aperto e terso che si sciolgono in un ascolto rilassato da una parte o tedioso al piede che non potrà resistere a marcarne e seguirne il tempo, del resto il fondo d’anima black che la Laveaux vorrebbe nascondere, sebbene non gli riesca bene, innesca quello stato di benessere interiore al quale ogni resistenza risulta vana o perlomeno innocua.
Tenerezza, ritmo, grazia, piacevolezza e grandi spazi aperti virtuali fanno della tracklist un campo volo per verticalità stupende, un mondo ibrido e introduttivo alla bellezza che la Laveaux riempie di timbri e spessori sonici di grande effetto; una volta caduti nella diabolica trappola dub di “Calvatious”, inciampato nel trip-hop epilettico “Sweet wood” o letteralmente risucchiati dai mulinelli etno-word che “Pie bwa” dissemina ovunque, avrete il quadro completo di questo piccolo paradiso di note e splendori, avrete in mente che la musica non è solo un passaggio per la vita, ma un strada che unisce i consessi umani che dell’arte di suonare ne fanno un unico linguaggio.
Majestic!

(16/09/2013)

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Max Sannella
Max Sannella

Redattore.Parolaio e giornalista da 20 anni, tra note e distorsori, con l'Umbria come terra e la musica come amante.