Meg – Psychodelice

Scheda
Rispetto al genere
8.0


Rispetto alla carriera
8.0


Hype
8.5


Voto
8.2

8.2/ 10

di Paolo Angeletti

Con la re-union dei 99 Posse viene normale provare un po’ di curiosità per il grande assente, quella Meg dalla bella voce, che con tanta facilità passava dal rap al cantatato, dando ai dischi del gruppo napoletano un tocco di femminilità combattiva che si incastrava perfettamente col progetto del generale.
Che fine ha fatto la giovane cantante dopo essersi lasciata alle spalle questo prestigioso passato?
Meg non ha smesso di fare musica, anche se l’allontanamento dal gruppo madre ha fatto sì che le sue uscite avessero meno risonanza e i suoi dischi da solista siano rimasti più nell’ombra. L’ultimo è uscito 4 anni fa, nel 2008 e vede forse la maturazione più convincente del percorso solista dell’artista, intrigante fin dal titolo: Psychodelice.

Se già all’interno dei 99 Posse sembrava quella più affascinata dalle sonorità elettroniche e minimali (ricordiamo Sub), ora queste salgono prepotentemente in cattedra, accompagnando la melodiosa voce di Meg nel corso dell’intero album e formando ipnotiche suggestioni dai ritmi che sfiorano a volte addirittura ambiti dark e trance. Nel singolo, nonchè traccia d’apertura del disco è riassunto il nocciolo di questo discorso: la canzone riesce a essere ipnotica e riflessiva a momenti, per poi esplodere nel ritornello inaspettatamente.
Testi curati, sentiti e intriganti si mescolano alle sugestioni create dalla musica e dalla stessa voce della cantante, che rapisce a più riprese l’ascoltatore per trascinarlo nei meandri della sua personalità, a volte complessa a volte semplicissima.
Un album estremamente personale, che nella sua struttura già spiega come fosse impossibile continuare a lavorare con un gruppo; dai testi e dalle scelte musicali traspare un’incontenibile voglia di realizzare un lavoro completamente proprio, una voglia esplosiva che non poteva più confrontarsi con altre persone, ma doveva esplodere solitaria e in libertà.
10 tracce di Meg e solo di Meg, che sembrano in ogni caso la naturale evoluzione della ragazza che sentivamo coi 99 Posse, come se in fondo avesse in parte sempre desiderato comporre un disco così.

I testi, personalissimi, tornano più volte sull’amore e sui sentimenti, toccando anche alcuni dei temi da sempre cari a Meg, come l’amore per Napoli e senza tralasciare accenni di critica sociale, velata per esigenze di unità stilistica del disco, ma eco di un passato che non è certo rinnegato.
La voce di Meg è delicata, accompagna la musica e l’ascoltatore in un viaggio dentro l’artista e in mezzo alle suggestioni che l’affascinano, pronta a esplodere improvvisamente o a ritrarsi per lasciare spazio alla musica, capace di raccontare tanto quanto le parole.

Fine, sottile, intrigante e contemporaneamente semplice, come nella delicata analisi dagli echi classici di Pandora, lo stile di scrittura e di canto di Meg conferisce al disco un’unità che viene spezzata, forse, solo da due tracce, Promises e Runnig fast, tracce quasi completamente elettroniche, di pregevole fattura sì, ma un po’ troppo distanti dalle atmosfere del resto dei pezzi, seppur non completamente estranee alle scelte musicali.
In ogni caso, nonostante quest’ultima critica, il disco denota una profonda e raggunta maturità musicale e la capacità di Meg, decisamente dimostrata, di poter andare avanti anche da sola, senza dimenticare quanto fatto e appreso in passato, ma pronta a far sentire la sua potente voce a tutto il mondo.

(17/04/2012)

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Paolo Angeletti
Paolo Angeletti

Redattore. Studente di Sociologia all'università di Torino. Si occupa prevalentemente di cantautori italiani, folk e rap italiano. Contatti: paoloangeletti@outsidersmusica.it