Max Gazzè – Sotto Casa

Scheda
Rispetto al genere
8.0


Rispetto alla carriera
6.5


Hype
6.5


Voto
7.0

7/ 10

di Lorenzo Goria

max-gazze-sotto-casa-sanremo-finaleCosa accomuna Max Gazzè ed un ultrasessantenne rocker nativo di Zocca? Niente, si dirà di primo acchito. Eppure qualcosa c’è. Se non è la smodata vanagloria non è nemmeno – ahimé – la bontà con cui sono stati trattati dalle classifiche italiane sin dall’inizio delle loro carriere. Ma è proprio qui, all’inizio delle loro carriere, che troviamo il comune denominatore nell’abilità con cui entrambi hanno saputo usare il festival di Sanremo come trampolino di lancio senza preoccuparsi di vincerlo.

E cominciamo proprio da Sanremo a parlare di questo disco. La canzone presentata da Max, Sotto Casa, arrivata settima nella classifica del festival, è adesso al sesto posto in quella dei singoli più scaricati da iTunes. Come volevasi dimostrare. Eppure non si può dire che il gigionesco levare che piace tanto al pubblico (CheTempoCheFa testimonia) rappresenti appieno un disco aperto a numerosissime influenze, prima tra tutte quella di Franco Battiato. La presenza del cantautore siciliano si avverte in buona parte delle tracce, efficacemente mescolata con la vena poeticamente rockeggiante (o rockeggaintemente poetica) più personale di Gazzè. Sopratutto si riconosce nella novità degli arrangiamenti orchestrali, utilizzati in ogni modo e spremuti fino al nocciolo della loro versatilità: dal pathos di Quel Cerino al quadro surrealista di Atto di forza su cui sarà opportuno ritornare, fino alla veemenza di L’amore di Lilith. Non così riuscita invece l’incursione in territorio elettronico-jovanottiano con Il nome delle stelle. I testi spaziano tra gli argomenti più cari al cantautore romano: le varie facce dell’amore, quello che finisce, quello che resiste nel tempo, quello viziato dalla gelosia e quello violento. Il pezzo più importante del disco, anche se non il migliore, è sicuramente Atto di forza, che si confronta proprio con quest’ultimo, collocando in un’atmosfera onirica una scena che sta diventato fin troppo reale in questi tempi. Inedito il cimento (dicevamo qualche riga fa di Battiato) con la mitologia della traccia finale, L’amore di Lilith, in cui si mescolano gli archi e l’elettronica in un esperimento riuscito da ripetere. Anche I tuoi maledettissimi impegni, scartata a Sanremo, è un ottimo pezzo. Nella ricchezza di sentimento e di poesia è una delle canzoni in cui l’ombra di Battiato si nota di più, anche nella citazione finale (torniamo al 1998, e al Ballo del potere)

Sotto Casa è un disco vario, sicuramente interessante, solo un po’ altalenante. Poetico e affascinante nella maggioranza dei casi, si concede di scivolare sui testi («Sono un alchimista, un ingegnere, fantasista, forse sognatore»). Ma nessun album è perfetto, e questo è non solo all’altezza dei precedenti, ma ha merito aggiuntivo di aver trovato un motivetto che avrà una vita lunga almeno quanto ce l’hanno avuta Gianna e Nuntereggaepiù di Rino Gaetano. MAx Gazzè continua ad essere uno dei migliori cantautori italiani in circolazione, e noi ne siamo fieri.

(01/03/2013)

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Lorenzo Goria

Collaboratore poco più che occasionale, studente di liceo classico a Torino e (con ogni probabilità) OUTsider più giovane in circolazione.