Matmos – The Marriage Of True Minds

Scheda
Rispetto al genere
7.5


Rispetto alla carriera
7.0


Hype
7.5


Voto
7.3

7.3/ 10

di Matteo Monaco

120725-matmos

Unanime e festante. Dopo cinque anni di attesa, segnati dall’uscita dell’allucinato circo di Supreme Balloon (2008), il ritorno sulle scene dei Matmos non avrebbe potuto essere più esaltante. Unanime e festante, appunto: la critica, dagli austeri uffici del Guardian fino ai timpani esperti di Resident Advisor, si è già unita in un applauso di categoria nei confronti del nuovo The Marriage Of True Minds. Il motivo è presto detto. Prendendo spunto dal titolo in copertina, l’ultimo album del duo di San Francisco si presenta come uno dei lavori più onestamente sperimentali dell’anno appena cominciato. Lontano da ogni concetto stereotipato di producing e immune alle mode del momento, The Marriage Of True Minds si propone per rappresentare davvero quel “matrimonio delle menti pure”, al servizio delle ispirazioni più istintive e inconscie. In piena tradizione Matmos, il disco gioca su un complesso castello di dicotomie:  l’ordine e il caos, lo sfarfallio delle melodie e la gabbia dei 4/4, la convivenza artistica e privata tra i componenti del duo, Martin Schmidt e Drew Daniel. Dicotomie, queste, che spesso collidono ai propri estremi per poi fondersi in esplosioni creative, fatte di mescolanze e meticciati insoliti. È la storia, ad esempio, di Very Large Green Triangles, quello che sembra sulle prime un divertissement operato con la strumentazione in studio e che diventa presto un’odissea indietronica, cantata da lugubri campionamenti e scampanellate da parco giochi. Proprio come accade nella successiva Tunnel, dove le pulsioni da cartone horror incontrano gli LCD Soundsystem nel bel mezzo di un party newyorkese, o nella conclusiva Aetheric Vehicle, un faccia a faccia a-temporale con il primo Vitalic.
Se l’album continuasse su questa falsariga, si potrebbe parlare di stretta continuità con il passato. Invece, i Matmos del 2013 vogliono dimostrare di non essere più solamente i più divertenti saltimbanchi di una corte che non appartiene loro. Questi Matmos, giunti al quindicesimo anno di attività, sanno di possedere i mezzi e le idee fondare una scuola espressiva, per istituire un proprio regno. È così che Ross Transcript e Mental Radio si avventurano nel passato della sperimentazione e riportano nel presente un bottino ricchissimo: ritmiche dal Continente Nero e know-how mitteleuropeo, con una strizzata d’occhio al David Byrne solista e ai più sfrenati sogni dei giovani Primal Scream. Come ci ricorda anche il generoso prologo in salsa londinese di You, il più grande merito di The Marriage Of True Minds è l’assenza di una cornice in cui inquadrarne i risultati. Prendendo spunto da quaranta anni di influenze magistrali, questo è un lavoro che non assomiglia al passato e si trova fuori posto nelle categorie di valutazione del presente. È in queste situazioni che si gettano via gli strumenti di giudizio e ci si ritrova ad ammirare il fascino misterioso di ciò che è ancora sconosciuto.

(27/02/2013)

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Matteo Monaco

Fondatore e collaboratore permanente di OUTsiders. Scrivo per Tagli, dopo aver collaborato con Però Torino e Ondarock.