Mars Volta – Noctourniquet

Scheda
Rispetto al genere
7.0


Rispetto alla carriera
7.0


Hype
6.0


Voto
6.7

6.7/ 10

di Eugenio Goria

Solomon Grundy, nato un lunedì, battezzato martedì, sposato mercoledì, si ammala giovedì, peggiora venerdì, muore il sabato e viene sepolto la domenica. Questa è la fine di Solomon Grundy. Per quanto un po’inquietante, questa ninna nanna inglese, ha creato il filo conduttore per il nuovo disco dei Mars Volta, uscito il 26 marzo. Noctourniquet è un concept album che ha per argomento proprio la vita, come dovrebbe essere vissuta e accettata. Nella mente contorta di Cedric Bixer Zavala c’è ancora spazio per un riferimento molto dotto al mito greco di Giacinto, quello in cui il ragazzo amato da Apollo muore, ucciso dal dio stesso che lo colpisce inavvertitamente mentre si esercita con il lancio del disco. Immagini degne di un visionario che si rispecchiano in un impianto musicale che decisamente non è da meno.

Dopo la parentesi melodica di Octahedron, i Mars Volta tornano più carichi che mai con un disco ambizioso quanto il primo De-loused in the comatorium, ma che perde leggermente in termini di immediatezza. Responsabili forse anche alcuni cambi nella formazione: Noctourniquet è il primo disco senza Frusciante e senza il tastierista Ikey Owens, che sicuramente aveva avuto un ruolo non piccolo nel definire il sound dei lavori migliori della band.

Quando si gioca con la psichedelia, perché è di questo che stiamo parlando, si scherza con il fuoco, e a volte si richia di percorrere strade già battute. A questo proposito i Mars Volta dimostrano ancora la loro padronanza di un sound ormai consolidato e ampiamente personalizzato: non è da tutti saper fondere insieme linee vocali decisamente melodiche, una chitarra che ha la forza di una schiacciasassi, e arrangiamenti davvero molto articolati come quello di Aegis. Tuttavia, il singolo uscito a febbraio – The Malkin Jewel – mostra anche un grande limite: non è detto che lo sperimentale debba per forza essere caotico e rumoroso, e così, un brano ottimo per come è stato scritto scivola un po’nella banalità di quella che ormai sembra diventata una moda. Lo stesso caos è invece brillante e profondamente evocativo in In absentia.

A tratti sembra di scorgere tracce dell’avventura acida dei Beatles, riletta ovviamente in una nuova luce, più cattiva e graffiante, meno flower-power, ascoltare The whip hand per ascoltarsi una piacevole citazione – anche se non troppo dichiarata – di una psichedelia un po’retrò. Decisamente migliori sono però i brani più vivi, più urlati come Molochwalker. Molto particolare è la title track, nonché il brano conclusivo dell’album, che sintetizza un approccio più acido, con la creazione di atmosfere futuristiche quasi in stile cyber punk, cosa in cui i Mars Volta sono decisamente i maestri.

Un disco piacevole ma non sempre di facile ascolto, che si perde qua e là in una ricerca di complessità, di sovrapposizione e mescolanza di suoni che può essere piacevole, ma a tratti è decisamente abusata. Una buona prova comunque per il nuovo line-up in cui figura anche un nuovo batterista che si mostra all’altezza del compito.

 

(27/03/2012)

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Eugenio Goria
Eugenio Goria

Caporedattore. Scrivo di musica dal 2008 su riviste storiche come "Late for the sky" e "L'Isola". Nel 2010 sono entrato a far parte di Outsiders.