Marcus Miller – Renaissance

Scheda
Rispetto al genere
9.0


Rispetto alla carriera
8.0


Hype
9.0


Voto
8.7

8.7/ 10

di Eugenio Goria

Grintoso e più funky che mai, il nuovo album di Marcus Miller, uscito alle porte dell’estate 2012 non può essere una delusione per quanti apprezzano la sua musica. Anzi, ci sono tutti quanti gli ingredienti per un bel disco: tredici tracce di puro basso elettrico affiancato da strumentisti eccezionali, brani tanto vari da non fare mai stancare l’ascoltatore, ricchi di parti strumentali orchestrate a dovere e di assoli incisivi. È difficile utilizzare l’etichetta di fusion, o di funky, per un disco simile, che sembra piuttosto essere l’emanazione della mente geniale di Miller, esecutore virtuoso che dimostra di essere anche un compositore con molto da dire.

Si comincia l’ascolto con Detroit, brano eccezionale, con un basso slap che va a mille, affiancato da un ottima sezione di fiati, in cui si distingue in modo particolare il sassofono di Alex Han, protagonista di un bell’assolo. Con questo fa un po’il paio Fallin’into Darkness, un pezzo a carburazione lenta, che parte con un accattivante groove di basso, a cui va ad unirsi il pianoforte, e che sfocia in un gran pezzo ritmato e decison; il piano tornerà poi in un ottimo assolo, anche se la stella è nuovamente Marcus Miller, che sul finire del brano regala un assolo degno di un vero virtuoso.

Più calma e meditativa, Setembro è resa speciale dal contributo di una grande cantante come Gretchen Parlato, e vede Miller alle prese con ritmi brasiliani, dove trova il tempo di incidere la traccia del clarinetto basso, altro strumento che suona anche durante le esibizioni dal vivo. Jekyll & Hyde è uno dei brani migliori del disco, e il riferimento a Stevenson non poteva essere più azzeccato, vista la duplicità del brano, che oscilla da una placida melodia di pianoforte alle incursioni elettriche della chitarra di Adam Rogers, il tutto scandito da intelligenti cambi di ritmo. Revelation è impareggiabile, ed è il brano in cui meglio si apprezza la chitarra di Adam Agati, che già nel primo riff si fa sentire in tutta la sua energia, e il suo assolo sul finire del brano ha davvero poco di jazz e molto di rock: si chiama fusion non per niente!

Mr. Clean è un tuffo nella fusion di fine anni Settanta, con dei bei riff corali, e un gran ritmo, il tutto arricchito da grandi parti strumentali di tromba e sax che la frangia commerciale della fusion non ha mai conosciuto, per finire ancora una volta con uno slap indiavolato. Troviamo invece un altro grande ospite in Tightrope, quasi sul finire del disco: stiamo parlando dell’eclettico Dr John, che porta il suo modo di fare istrionesco, e una ventata di zydeco, in un grande pezzo che sembra costruito apposta per il suo cantato-parlato. Chiude il disco I’ll be there, un solo di Marcus Miller al basso che congeda gli ascoltatori finalmente con un saggio di squisita bravura, che per tutto il disco è stata messa in luce senza ostentazione.

 

(20/08/2012)

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Eugenio Goria
Eugenio Goria

Caporedattore. Scrivo di musica dal 2008 su riviste storiche come "Late for the sky" e "L'Isola". Nel 2010 sono entrato a far parte di Outsiders.