Marcello Parrilli – Piano Solo

Scheda
Rispetto al genere
7.0


Rispetto alla carriera
8.0


Hype
7.0


Voto
7.3

7.3/ 10

di Max Sannella

Emozioni di diverse estrazioni e di luci differenti introducono l’ascoltatore all’interno dell’universo “in just intonation” del musicista toscano Marcello Parrilli e “Piano Solo” è il terzo disco che va a chiudere il cerchio già tratteggiato da altri due precedenti lavori, ed è anche il disco che valorizza la parte, la “classic side”, di questo – in fondo – cantautore dell’impalpabile, e queste otto tracce ne scoprono l’anima solitaria ed espressionista, il tasto e lo spirito che si danno appuntamento per sfogarsi tra partiture minimaliste e tenui squarci di luce fioca, tessendo equilibri e sottraendi che innalzano la già alta qualità dell’ascolto.
Non c’è nessuna sovrastruttura e quasi nulle le citazioni, un pathos solenne e liberatorio che da il senso di notti disciplinate al pensiero fitto, alle elucubrazioni intime e al dispiegamento emozionale in sordina di sostanzialmente “notturni” che si aprono e distribuiscono momenti, attimi, millesimi di pace interiore; l’artista Parrilli è l’ombra ed il pianoforte la sua controfigura, il rituale buio delle grandi cose suonate, il suono di quegli angoli chiaroscuri che mimano e volano all’insù come palloncini color carta zucchero di Folòn e che senza mai ricadere in terra vagano e sfuggono all’infinito. Certo di poesia in questo eccellente volo c’è né da perdersi, ma anche momenti fitti di sguardi amari, sensazioni bypassate dalla dolenza dei timbri e i bilanciamenti sui martelletti del pianoforte, pronti lì a scattare o scandagliare gli umori di un musicista che sgretola qualsiasi faciloneria a cambiare disco dallo stereo, mettendo la grazia della melodia davanti a tutto, davanti ad un incanto che una volta arrivato a termine non si fa altro che ricaricare il giro e sognare di nuovo.
La tenerezza fragile di “Lo scorrere inesorabile del tempo”, l’amaro in minore “Ricordi”, l’apertura di una rinascita “Crisalide di una farfalla” o la cinematica in bianco e nero che scorre in “Mutazioni” ci capacitano di un disco non suonato per rimanere incastonato nelle paratie dei classicismi da patina lucida, ma di un lavoro di sensibilità e – a suo nodo – di epidermide che ci fa sentire nudi e contemporaneamente ricchi di una esperienza sognante pienamente compiuta.
Piano Solo, una straordinaria biosfera  a parte.

(20/07/2013)

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Max Sannella
Max Sannella

Redattore.Parolaio e giornalista da 20 anni, tra note e distorsori, con l'Umbria come terra e la musica come amante.