Marc Carroll – Stone Beads and Silver

Scheda
Rispetto al genere
7.0


Rispetto alla carriera
8.0


Hype
8.0


Voto
7.7

7.7/ 10

di Eugenio Goria

Un disco fatto da e per chi ama la musica americana, intesa non come provenienza geografica ma come una sorta di macro-genere che è figlio del rock e nipote del blues e degli immigrati irlandesi. Marc Carroll ha l’entusiasmo di un ragazzino ma un’esperienza sufficiente a fargli incidere da solo tutti i suoi precedenti lavori; tuttavia non è questo il caso di Stone Beads and Silver, disco che si è fatto notare immediatamente per la presenza di nomi ormai grandi nel panorama americano come Nelson Bragg e Probyn Gregory, membri entrambi della band di Brian Wilson dei Beach Boys, e nientemeno che Larry Campbell, ex braccio destro di Bob Dylan.

Un organico del genere lascia per forza ben sperare, ma è la fresca leggerezza del songwriting di Carroll l’elemento che manda davvero avanti il disco, facendo sì che un’infinità di riferimenti da Dylan a Knopfler, passando per Tom Waits e il rock californiano non risulti forzoso, e anzi sia piacevolmente apprezzato. È vero, chi vuol criticare avrà campo aperto nel dire che in tanti brani sembra di sentire Bob Dylan degli ultimi album, mentre in altri sono pesanti gli influssi irlandesi di Mark Knopfler, ma questo non è un disco che ha pretese di innovatività. Ciò che Carroll può affermare a testa alta è di aver saputo essere piacevole e originale in un genere in cui non è facile esserlo, prediligendo anche arrangiamenti più complessi del solito utilizzando gli archi, il banjo, la steel guitar. Molti ritornelli sono un trionfo di violini, altri hanno degli ottimi riff di chitarra elettrica: per essere folk rock, non si può certo dire che sia una fotocopia di dischi già sentiti.

Muskingum River è senza dubbio uno dei brani miglori del disco, un pezzo lento che ricorda gli esperimenti con il banjo di Otis Taylor, ma con un gusto acid che è tutto rock psichedelico, minimale quanto basta da concedere ben poco spazio alla melodie, in favore di un’atmosfera cupa ed evocativa, su cui si inserisce una voce roca e affascinante. Inizia sulla stessa lunghezza d’onda anche Nobody, No Nothing, salvo che poi si lancia in un chiassoso crescendo di percussioni e violini che scivolano con facilità dal blues alle scale modali irlandesi, concentrando in soli tre minuti una grande intensità, anche se non troppo facile all’orecchio. A rimediare a questo inconveniente ci pensa (It Was) Lust Not Love, un brano deciso che piace immediatamente per il solo fatto che decolla dopo le due parentesi più riflessive e cantautorali di They’ll Never Find Us Here, e If I Only To Remind Her, brano dal sapore californiano con un riff di chitarra che ricorda i Byrds di David Crosby.

Sono brani talmente diversi tra loro che è molto difficile sceglierne un migliore, e questo è ciò che in definitiva fa la forza del disco: il fatto che sia cantautoriale, acido e rock allo stesso tempo. Se però proprio se ne deve scegliere uno, l’orecchio si orienta facilmente su The Fool Disguised In Beggar Clothes, che sa essere un buon compromesso tra le varie suggestioni del disco. Una ballata marcatamente dylaniana che come al solito prescinde da fronzoli melodici per orientarsi su scelte di atmosfera che le danno un grande fascino.

Stone Beads And Silver non è un disco facile se non si amano almeno i capiscuola della musica statunitense degli ultimi cinquant’anni, né propone qualcosa di innovativo, anzi, sembra far di tutto per non essere all’altezza dei tempi, rifiutando la deriva elettronica di gran parte del rock ma prendendo le distanze anche da quell’indie folk senza spina dorsale che va tanto di moda. Il fatto è che nessuno si aspetterebbe innovazione da un cantautore come John Hiatt, o da Dave Matthews, né bisogna aspettarsene da Carroll: c’è però da essere ben soddisfatti di un disco ben fatto e ben suonato, con grande consapevolezza nelle scelte stilistiche anche là dove queste guardano verso i profeti del rock americano

(03/02/2013)

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Eugenio Goria
Eugenio Goria

Caporedattore. Scrivo di musica dal 2008 su riviste storiche come "Late for the sky" e "L'Isola". Nel 2010 sono entrato a far parte di Outsiders.