Madonna – MDNA

Scheda
Rispetto al genere
8.0


Rispetto alla carriera
8.0


Hype
8.0


Voto
8.0

8/ 10

di Mar. Val.

C’è poco da fare, Madonna è sempre al passo coi tempi. Non si sa se il merito sia della tipica irriverenza verso l’ordine costituito, o della discutibile bravura canora, fatto sta che il suo successo è ormai una costante. Dopo il passaggio dalla Warner, che l’ha prodotta per 25 anni, alla Interscope (appartenente al gruppo Universal) , la Ciccone, a quattro anni dal dibattuto “Hard Candy”, ricompare con “MDNA”, uno degli album più attesi del 2012. Se nel terzultimo disco, “Confessions On A Dancefloor”, il segnale di un ritorno alle origini, da parte della straripante cantante, era forte, in “MDNA” lo è ancora di più. Eh sì, perché anche in quest’ultimo lavoro, se non per intero almeno in una notevole porzione di esso, è la cornice dance a farla da padrona. Non a caso la Material Girl ha voluto che, tra gli altri, a prendersi cura dei suoni fossero top producer come William Orbit (già produttore di “Ray Of Light”) , Martin Solveig e i nostrani Benny e Alle Benassi (Benassi Bros). Del leggendario Paul Oakenfold, storico collaboratore della cantante italo americana, non c’è più traccia.

L’album si apre in maniera inconsueta con l’atto di dolore Gone Wild adagiato su un’effervescente base electro house, composta dai due cugini emiliani, che ricalcano bellamente il loro consueto stile. La “redenzione”di Madge però dura poco: già dalla seconda traccia, Gangbang (che fra gli autori vanta gente del calibro di Mika, Demolition Crew e il sopracitato William Orbit), la signora Ciccone, tra un colpo di cassa e l’altro, dimostra di essere particolarmente sensibile alle tentazioni terrene (lo conferma anche in I’m Sinner).  Si segue la scia tamarra con I’m Addicted e Turn Up The Radio, per arrivare alla pessima Give Me All Your Luvin’ (featuring Niki Minaj & M.I.A.).  L’ascolto risale da Some Girls, ultima canzone prettamente dance oriented, in poi (anche se Love Spent, Beatiful Killer e B – Day scorrono via senza lasciare alcun segno): i testi impegnati arrivano in tracce come  Don’t Give A (dove la rapper Niki Minaj, con la sua consueta irruenza, tuona contro le pop star dell’ultim’ora),  I F****d Up e Best Friend, mentre la peculiarità vocali di Madonna sono esaltate sia in Masterpiece (che a tratti ricorda “Frozen”) sia in Falling Free.

Insomma, l’osannata regina del pop ha sfornato l’ennesimo capolavoro. Meno male.

(21/03/2012)

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Mar. Val.
Mar. Val.

Redattore. Studente di Sociologia all'Università di Torino. Contatti: marcovalzano@outsidersmusica.it