Madness – Oui Oui Si Si Ja Ja Da Da

Scheda
Rispetto al genere
5.0


Rispetto alla carriera
5.0


Hype
5.0


Voto
5.0

5/ 10

di Davide Agazzi

Non c’erano sicuramente grandi aspettative per il ritorno sulle scene dei Madness, il gruppo ska-pop britannico noto alle cronache per il suo breve periodo d’oro nell’Inghilterra dei primi anni ottanta. E dire che in tutto questo tempo la band non era certo rimasta con le mani in mano: dopo il crollo dell’85, il tentativo di reunion fallito (con l’aggiunta del “The” iniziale prima del nome del gruppo) e una serie di album tentennanti, Graham “Suggs” McPherson e compagni hanno continuato a suonare in giro per il mondo, non facendosi mai mancare energia ed entusiasmo, alla ricerca della magica verve degli albori. Così, dopo The Liberty Of Norton Folgate, del 2009, spunta questo poliglotta Oui Oui, Si Si, Ja Ja, Da Da che non sembra aggiungere nulla ad un gruppo legato per sempre a qualche singolo di successo di trent’anni fa (come dimenticare One Step Beyond, Fun House e Nighy Boat to Cairo?). Forse gli anni duemila non sono più quelli dei Rude Boys (a riguardo, ascoltare la significativa contaminazione dub di Death of a Rudeboy), degli occhialoni scuri e dei quadrettoni bianconeri, di sicuro il nuovo disco dei Madness non sforna alcun tormentone da proporre e ballare nelle sale più alternative di Camden. Un tentativo fine a se stesso per un complesso che, raggiunta l’età della pensione, non ha più nulla da dire ad un millennio non particolarmente affezionato a questo genere musicale (difficile vedere qualcosa oltre Roy Paci, Giuliano Palma e gli Ska-p). E non bisogna farsi ingannare dal secondo capitolo di My Girl (quella originale era presente nel loro album d’esordio), che sembra  aprire la strada ad un progetto veramente fresco e coinvolgente: ci vuole pochissimo tempo per rischiare di addormentarsi ascoltando pezzi come Never Knew Your Name o  il pop natalizio in stile Beach Boys di How Can I Tell You. Nenie senza  capo nè coda si alternano a qualche effimero tentativo ritmico, per un disco che risulta noioso, poco convincente e sicuramente poco divertente. Un album, il decimo in carriera, che pone diversi punti interrogativi sulla proposta musicale dei Madness in questi anni duemila e forse uno definitivo sulla loro discografia: a prendersi troppo sul serio si rischia di non divertirsi più.

(06/11/2012)

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Davide Agazzi
Davide Agazzi

Giornalista pubblicista, scrive per La Repubblica e perde il suo tempo ascoltando dischi che agli altri non piacciono. Appassionato di distorsioni psichedeliche, contaminazioni balcaniche e vecchiume affogato nel whisky.