Mac Demarco – 2

Scheda
Rispetto al genere
6.0


Rispetto alla carriera
00


Hype
00


Voto
6.0

6/ 10

di Valentina Battini

Garage-pop, proto-punk con qualche accenno a sonorità ‘50s: ecco cosa fa Mac Demarco ,nuova leva del cantautorato canadese. Anche se io  per lui conierei un nuovo termine, una nuova corrente, tanto da far di Mac Demarco l’esponente del “weird-pop”!  Perché stramberia e originale irriverenza  sembrano essere le  sue principali caratteristiche. Basti pensare che per depistare cronologicamente, abbia intitolato il suo primo album 2 ,come un simpatico “bastian contrario” con la chitarra attorno al collo. Inguaribile strimpellatore, si è appositamente cucito addosso il vestito dell’anomalia, definendo il suo modo di suonare “jizz jazz” ,probabilmente con il chiaro intento di sbigottire, vista la sua spiccata vena provocatoria. Ed è in questo clima che 2 viene partorito, dopo aver galleggiato nell’amniotico mare di bizzarria e mostri sacri del passato reinterpretati ad uso e consumo di un cantastorie “sui generis”. Il fare laconico, a tratti flemmatico, della sua voce (manifesto della forte influenza di Lou Reed che aleggia in tutto l’album) narra storie di straordinaria quotidianità a volte cupa e alienata e a volte spensierata ed ironica. Non a caso Cooking up something good ,Annie o Freaking out the neighborhood risultano essere l’esempio tipico del giornaliero che diventa canzone, sovvertendo la normalità con l’anormalità che si fondono in un distico umoristico e un po’ amaro. Mentre Dreaming, piacevole connubio di sognanti  melodia e parole, è forse la traccia più accattivante nonché specchio della sua poetica. Per quanto sia stato osannato dalla critica e incoronato come il re in grado di esprimere la frustrazione di una generazione impregnata di noia ,spinta dalla incessante voglia di evasione dalla opprimente realtà, ritengo che il suo suono volutamente rude e martellante possa apparire disturbante. Forse, il suo modo di comporre nenie moderne apre ad un fascino destrutturante, scivolando però anche facilmente in una accesso di paranoia creativa.
Però probabilmente tutto ciò è solo frutto della sua vena ancora acerba e magari in un futuro, nella terra di cantautori del calibro di Leonard Cohen riuscirà a trovare un (sospirato) equilibrio melodico-compositivo.

(22/11/2012)

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Valentina Battini
Valentina Battini

Studentessa di giurisprudenza all'università di Catania e scrittrice a tempo perso con l'insana tendenza ad intrufolarsi in camerini e backstage. Appassionata di rock,indie e alternative.