M.O.P. & The Snowgoons – Sparta

Scheda
Rispetto al genere
7.5


Rispetto alla carriera
7.5


Hype
8.5


Voto
7.8

7.8/ 10

di Lorenzo Li Veli

Due anni di silenzio passati nel buio sono tanti. Se, per di più, i protagonisti delle magagne discografiche sono gli M.O.P., il tempo senza essere molto dilazionato. Ecco perchè la notizia di un nuovo disco del duo di Brooklyn fa sempre piacere. Per l’occasione, i due newyorchesi hanno deciso di fare le cose in grande: album in collaborazione con gli Snowgoons, gruppo di produttori tedeschi, fieri portabadiera di un suono cupo e grezzo, che ben si confa con le liriche taglienti e lo stile crudo degli M.O.P.. Due leggende del rap della Grande Mela che vengono accompagnati dai beat di un giovane gruppo teutonico: passato, presente e futuro in un solo album. Non poteva che essere un successo assicurato. Passato quasi in silenzio in un 2011 ricco di sorprese, Sparta risulta uno dei migliori prodotti di quest’anno. Gli Snowgoons riescono nella non semplice impresa di creare un tappeto sonoro in cui i due rapper potessero dare il meglio di sé, impreziosendo l’album con la solita scarica di adrenalina, costante continua nel corso della loro carriera.

L’album inizia nel migliore dei modi: citazione di Gerard Butler, tratta direttamente dal film 300. “This is Sparta” ed ecco che il discorso entra nel vivo, per quaranta minuti di vero hip hop. Back at it è un classico istantaneo, una base perfetta (batterie, elementare giro di piano, synth elettronici) su cui Billy Danze e Lil’ Fame si dimostrano più in forma che mai: a buon diritto la migliore. Blasphemy (Blast 4 me) e Opium non hanno nulla da invidiare e dimostrano, se per caso fossero rimasti dei dubbi, che M.O.P. e Snowgoons formano un connubio indissolubile, capace di esaltanti risultati. Punto di forza del disco, infatti, è la continuità: dal primo all’ultimo secondo, tutto fila per il meglio, con picchi di vero rap che compensano appiento quei pochi bassi (Rollin’ non è un granchè)

Non mancano, ovviamente, appunti da fare: l’eccessiva brevità del disco (quaranta minuti scarsi) lascia l’ascoltatore con l’amaro in bocca, abituato ad album colossali che oggi superano ampiamente l’ora di durata. Poco male, in fondo: basta immergersi di nuovo nelle sonorità degli Snowgoons e nelle rime al vetriolo degli M.O.P. perchè il dispiacere passi.
E’ difficile trovare un album che “sappia” così tanto di rap come questo, in un momento di stallo per questo genere. Sale la nostalgia per un periodo che ha sfornato i migliori capolavori dell’hip hop. Quel momento è ormai lontano e ormai appartiene, inesorabilmente, a un passato glorioso piuttosto che al cupo presente.

(18/12/2011)

Commenta
Lorenzo Li Veli
Lorenzo Li Veli

Caporedattore e gestore della sezione black music. Studente della magistrale di Ingegneria Energetica @ Politecnico di Torino

0 Comments



Be the first to comment!


You must be logged in to post a comment.