Luche – L1

Scheda
Rispetto al genere
7.0


Rispetto alla carriera
7.5


Hype
7.0


Voto
7.2

7.2/ 10

di Lorenzo Li Veli

Un vecchio proverbio recita: “Chi lascia la vecchia via per quella nuova, sa quel che lascia, ma non sa quello che trova”. Non deve certamente essere quello che ha pensato Luche, ex membro dei Co’Sang, mentre stava lavorando al suo esordio da solista. Infatti, per l’occasione, il rapper partenopeo ha deciso di dare un netto taglio con il passato: dopo una carriera basata sul dialetto napoletano, per l’album che sancisce il suo esordio solista dopo la rottura con il socio ‘Nto, Luche decide di intraprendere una nuova avventura, solo in lingua italiana. Un nuovo inizio, un taglio netto dal passato, ma anche un salto nel vuoto, che avrebbe potuto risolversi con un totale fallimento: non è facile, infatti, mettere da parte dieci anni di carriera, per addentrarsi in un nuovo sentiero, dovendo adattarsi a un nuovo di fare rap completamente differente. Per fortuna di Luche e anche degli ascoltatori, l’esperimento risulta azzeccato: lo dimostra l’instore di presentazione a Napoli, dove una vasta folla ha atteso ore per farsi autografare dall’artista una copia di L1. L’mc campano ha assorbito bene il cambiamento, adattandosi in maniera egregia al nuovo abito, riuscendo a non far sentire la mancanza del vecchio Luche, pur notando una certa involuzione nel flow. L1 è un disco godibile, una buona prova d’esordio, anche se a volte i contenuti passano in secondo piano (assolutamente dimenticabile I Run NA). Non manca una discreta dose di voglia di rivalsa (Appena il mondo sarà mio), tema presente in quasi tutte le canzoni, con un pizzico di autocelebrazione (On Fire con i Club Dogo), che non guasta mai. Luche è sempre stato un ottimo storyteller, come già dimostrato, per esempio, nella vecchia Int’o rione, ma qui le sue innate qualità sono vagamente offuscate: solo in La risposta ritornano prepotentemente. Unico dubbio: alcuni stralci di Lo so che non mi ami, con Emis Killa, possono essere considerati attacchi diretti a ‘Nto, l’altra metà degli ormai defunti Co’Sang? Mistero. Di contro, i beat risultano molto freschi e attuali, un degno mix di suoni classici e altri più innovativi e moderni, con tendenze al rock (la bellissima Rockstar con Marracash, il beat più potente del disco). Una miscellanea coesa, non banale, che dimostra l’estrema ecletticità di Luche, abile a estrapolare il meglio da ogni beat, con la sua camaleontica capacità di adattamento.
L1 rappresenta l’inizio di una nuova avventura per Luche, una prova per dimostrare che il passaggio dal napoletano all’italiano non l’ha penalizzato eccessivamente, anzi. Un’ottima base su cui costruire una nuova carriera, all’insegna della novità.

(27/06/2012)

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Lorenzo Li Veli
Lorenzo Li Veli

Caporedattore e gestore della sezione black music. Studente della magistrale di Ingegneria Energetica @ Politecnico di Torino