Low – The Invisible Way

Scheda
Rispetto al genere
5.0


Rispetto alla carriera
5.0


Hype
5.0


Voto
5.0

5/ 10

di Gianpaolo Iacobone

di Gianpaolo IacoboneThe Invisible Way è il decimo album della band, ed è stato prodotto da Jeff Tweedy dei Wilco nel suo Loft di Chicago. Inutile ricordare quanto i Low abbiano ampliato il vocabolario della musica rock nei loro vent’anni di carriera, riuscendo ad unire universi tanto lontani esteticamente quanto vicini a livello emotivo, dal folk al garage-rock psichedelico, dai Galaxie 500 a Neil Young, passando per il soul, le melodie dei gruppi vocali degli anni ’50, la rabbia del punk, la desolata impotenza contemplativa del post-rock e la meditazione zen, creando una musica particolarmente atmosferica e forte della propria debolezza, della propria innata classe di comunicare e narrare lasciando fuori dal proprio discorso ogni tipo di violenza, di fronzoli o di superficialità, esattamente come se avessero ipnotizzato il loro pubblico per tutto questo tempo.

In questo disco si riconoscono i tratti distintivi del sound classico della band, lasciando stare le virate elettriche, lasciando le canzoni quasi nude, quasi indifese, ma tuttavia così eteree ed allo stesso tempo, così umane. Tuttavia la magia degli esordi è in gran parte svanita, purtroppo, è dura dirlo, ma in troppi episodi questo disco scorre in maniera fin troppo piacevole e innocua, pensando che la grande forza della band del Minnesota era quella di stupire con poco; per esempio, On my own cerca di scatenare deflagrazioni inopportune per il registro della band, tutto legato alla loro peculiare sobrietà ascetica. Stiamo parlando di un disco di gran qualità, bisogna ribadirlo, ma pretendere da artisti emergenti molto e accontentarsi della stanchezza dei maestri non è mai segno di sana contemplazione e fruizione dell’arte, se sempre si possa parlare di fruizione, per quanto riguarda l’arte. To Our Knees chiude l’opera con un’antologia di elementi peculiari del disco, che in fin dei conti si regge sui lenti accordi sostenuti del pianoforte e sulla appassionante voce di Mimi Parker. Una band che ha sempre voluto, riuscendoci con grande merito, esplorare i più profondi abissi della tristezza; evidentemente, nella serenità odierna, ha trovato il suo compimento, la sua morte.

(07/04/2013)

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Gianpaolo Iacobone