Lost Animal – Ex Tropical

Scheda
Rispetto al genere
6.0


Rispetto alla carriera
5.5


Hype
6.0


Voto
5.8

5.8/ 10

di Ilaria Del Boca

Viene dall’Australia con furore Lost Animal AKA Jarrod Quarrell, che insieme a Shags Chamberlain ha pubblicato il suo progetto di debutto, Ex Tropical, per l’etichetta di Melbourne, Sensory Projects, il 29 gennaio scorso. Il titolo di questa raccolta, composta da dieci tracce inedite, si riferisce ai primi anni di vita che Quarrell trascorse in Papua Nuova Guinea. Un omaggio alla natura che lo ha visto crescere come Mowgli nella foresta, una nostalgia spezzata soltanto da sonorità che richiamano lo spazio urbano e le sue nevrosi. Un lavoro che si presenta purtroppo soltanto a tratti ben definito: alcuni brani perdono d’efficacia, innescando turbolenze e facendo impazzire la bussola che dovrebbe determinare consequenzialità e organicità al disco.
Si parte al rallentatore con (Intro) Beat Goes On, mistica ed enigmatica visione verista, quasi una reinterpretazione jazz dello scontro tra cuore e mente, tra l’universo e l’uomo. Spiazza Say No to Thugs, un tango sensuale alla Gotan Project in chiave elettronica, anche se risulta poi essere leggermente monotona. Mentre Buai Raskol, già dal titolo si presenta come la traccia più vicina al lato spirituale e vivo della jungla, una marimba composta da xilofoni e toy piano, che solo in apparenza è un tripudio di suoni scoppiettanti e allegri. Come questo brano si riveste coi panni della nostalgia, quello seguente, Don’t litter non si cela dietro false frammentazioni ritmiche, c’è una sorta di tranquillità atemporale dietro questa sinfonia, infranta, però, dalla voce di Quarrell che dall’inizio alla fine dell’album non cambia l’impostazione vocale. Il peggior difetto dell’album è sicuramente dato da questa staticità che non segue la direzione presa dalle diverse canzoni, penalizzando l’intero apparato melodico. Anche una canzone come Cold Cut The Nature, molto più funky rispetto alle precedenti, viene sventrata da questo cantato “mononota” per dirla alla Elio e le Storie Storie, appiattendo ciò che di buono c’era in potenziale. Ex Tropical, infatti riesce a salvarsi proprio per la sua natura esclusivamente strumentale, mostrandosi come una buona base lounge, per poi naufragare in Lose The Baby, sempre la stessa voce, dove a suonare sembra che ci sia un disco rotto che emette in continuazione gli stessi latrati. In questa canzone c’è tanta disperazione quanta non se n’era ancora sentita in tutto l’Lp, una partenza densa di ritmo che a lungo andare si trasforma in essenziale immobilismo e portato all’esasperazione in un caos primordiale in cui riecheggiano riverberi di chitarra. E’ difficile dare un giudizio positivo a questa scelta, ma forse diventa ancora più complicato pronunciarsi su Greylands, una ballata impostata su atmosfere idilliache, ma come al solito poco significativa sia dal punto di vista sonoro che canoro, ma fortunatamente una breve ripresa si può avvertire sul finale. Una delle più belle è Old Lovers, ninna nanna moderna dal sapore caraibico e sicuramente dalle velleità canore migliori, la voce di Quarrell viene accompagnata da un coro angelico che sa dare una svolta. Sundown, ultimo brano di Ex Tropical, dalle tinte new wave e cupe iniziali si trasforma in un incubo ad occhi aperti, in cui l’euforia e i colori della foresta si spengono improvvisamente, risucchiati in un vortice, così come la voce di Quarrell si arresta, permettendoci nuovamente di respirare.

(19/02/2013)

Commenta
Ilaria Del Boca
Ilaria Del Boca