L’Orso – La Provincia Ep

Scheda
Rispetto al genere
7.0


Rispetto alla carriera
8.0


Hype
7.0


Voto
7.3

7.3/ 10

di Salvo Ricceri

Non si può certo dire che il tempo passato sia servito a spazzar via dall’aria libera e aperta gli echi delle nostre antiche urla, dall’ultima volta che si è andati in giro in auto urlando che “i nostri Hangover hanno i brufoli” o che “dobbiamo fare chilometri per andarcene via da qui, ti prego amore riprenditi”. Ci era rimasto ancora il sapore in gola di quelle rime cantilenanti ed amabili, una copertina di innocenza neo-folk per celare e celebrare la disperazione, le storie sbagliate, l’adolescenza ai bordi delle piazzole autostradali. L’Orso, composto e guidato da Mattia Barro e Tommaso Spinelli, fa tesoro della fortunata scia ascensionale del successo ottenuto ed invece di assopirsi sulla chitarra acustica si imbarca in una marcia forzata di furgoncini carichi di strumenti spediti in giro per la penisola, trovando anche il tempo per sputar fuori un EP che, nonostante lo status di “fenomeno giovane”, si può considerare un prodotto abbastanza maturo da costituire una summa degli scenari e delle tematiche liriche finora proposti. “La Provincia EP” è vitalità, rumore, coloratissime esplosioni di vernice da spargere sulle pareti dei rioni residenziali, sulle lacrime universitarie, sulle palpebre del precariato: il registro piroetta tra la cultura popolare e l’ecletticità accademica, dipinge di pennellate decise e nervose soggetti ed oggetti con estremo realismo, senza perdersi nella banalità descrittiva o nell’eccessivo ermetismo.
Si parte con un tema bandistico che funge da “biglietto da visita”: “Baci dalla Provincia”, riprendendo il sostantivo che dà il nome all’album, parla di un amore intenso quanto sporadico, dello scorrere del tempo e del crescere fianco a fianco anche se lontani, del rivedersi e chieder “come va” anche se non è poi la risposta ad avere importanza ma il semplice esserci, dopo anni, e aver voglia di ricordare. Composizioni notevoli anche e soprattutto per la nuova varietà degli arrangiamenti, merito di una nutrita schiera di amici, collaboratori e turnisti: svettano su tutti brani come “Quanto lontano abiti”, un ritmo estremamente coinvolgente che elenca una serie di espedienti per favorire la comunicazione interpersonale ma che hanno portato ad una progressiva svalutazione della fisicità dello stare insieme (“Lo so che internet ce l’hai, che ami mandare mail, che ti piace fissarci su Skype, ma qui non ci sei mai”), o “Avere Vent’anni”, canto disilluso di un presente a tinte fosche e di un futuro in bianco e nero, rappresentazione lampante della nuova grammatica sociale, dei nuovi modi di intendere la vita, il reale, le emozioni, l’amarezza (“Di cosa vuoi che ti parli, che ho poco più di vent’anni, se alle crisi mondiali preferisco i tuoi sguardi?”). Insomma, sarà anche vero che i cantori di questa nuova umanità in crisi economico-esistenziale sono ormai più numerosi dei parlamentari, ma è di rimando anche piuttosto chiaro che l’Orso si presenta con in mano le carte giuste per diventare un gioioso emblema sonoro che tira in alto il boccale sulla prua del transatlantico che affonda, il marchio melodico e festoso di questi ribollenti anni ’10 in contrapposizione a certo cantautorato che naviga invece in fetide acque di decadenza e pessimismo espressivo, talvolta spinto ben oltre il grottesco.
Il disco è edito dalla pionieristica Garrincha Dischi, etichetta indipendente che a breve ristamperà anche la prima fatica della band, “L’Adolescente EP”. Ci aspettiamo grandi cose da questo “collettivo in continuo divenire”(come si sono definiti), proprio noi che la provincia cantata da Barro e Spinelli l’abbiamo ingoiata fino all’ultimo grammo, soprattutto noi che “la provincia ci ha uccisi”.

(06/04/2012)

Commenta
Salvo Ricceri
Salvo Ricceri

Su OUTsiders, dal Febbraio 2012, scrive di indie-pendenze, provincialismi e menestrelli. Dirige la sezione Catania. Contatti: salvatorericceri@outsidersmusica.it