Local Natives – Hummingbird

Scheda
Rispetto al genere
7.5


Rispetto alla carriera
7.0


Hype
7.0


Voto
7.2

7.2/ 10

di Valentina Battini

Leggero come un colibrì, Hummingbird scivola via come un rapido battere d’ali. Il secondo album della band di Salt Lake si rivela intimo, bordato di emotività e con qualche “scalata spirituale” degna di nota. Si apre con You and I, pezzo lamentoso (e a tratti incantevole) che risente vagamente, nelle percussioni, dei retaggi afro-pop del precedente album, l’ancora acerbo Gorilla Manor. Si continua con Heavy Feet, in cui la voce di Taylor Rice raggiunge preziosi picchi di espressività. Ciò che caratterizza Hummingbird è la coerenza stilistica, ossia nulla emerge e nulla viene oscurato,ma vi è un perfetto equilibrio fra le tracce, che impedisce l’incombere di una rispetto all’altra. Insomma un alt-folk-pop quieto ed omogeneo che non disturba mai l’orecchio.
Ceilings si rivela forse il pezzo in cui la matrice psichedelic-pop si fa viva con maggior fermezza, regalando 2 minuti e 58 da trascorrere in modo delicato ed incantevole. Con la sua vena decisamente post-rock invece Blask Spot rafforza l’impronta emotivo-riflessiva che i Local Natives hanno dato a questo loro ultimo lavoro. Black Ballons, poi, settimo pezzo in scaletta, risulta molto gradevole e teso a smorzare i toni a tratti pesanti e intimisti di un album decisamente di tendenza. Emerge indubbiamente l’intervento stilistico di Bryce Dessner, che orna di eleganza ma anche di introspezione un po’ portata alle estreme conseguenze, che è il marchio di fabbrica dei The National.
Hummingbird è un bell’album, decisamente orecchiabile e accurato, anche se dietro questo indie folk sofisticato e introspettivo si cela un’irriducibile tendenza a conformarsi alla moda musicale contemporanea.

(04/02/2013)

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Valentina Battini
Valentina Battini

Studentessa di giurisprudenza all'università di Catania e scrittrice a tempo perso con l'insana tendenza ad intrufolarsi in camerini e backstage. Appassionata di rock,indie e alternative.