[LIVE REPORT] Afterhours: io so chi sono | Teatro Augusteo

di Anna Maria Schirano

Io so chi sono“.

Il concerto degli Afterhours al Teatro Augusteo di Napoli comincia così: Manuel Agnelli cammina per i corridoi della platea recitando il brano tratto da “Padania” e creando così un’atmosfera di sacrale intimità in piena sintonia con il contesto teatrale. Si comincia con “Spreca una vita”, che sancisce da subito lo stile elettrico e grintoso ma al tempo stesso intenso ed elegante della serata. Il tema fulcro del tour teatrale degli Afterhours è innanzitutto l’identità, intesa come ricerca di sé e accettazione del cambiamento inesorabile che caratterizza ciascuno di noi. In questo tour nei teatri gli Afterhours si ridefiniscono, proponendo nuove sperimentazioni e presentando due nuove figure che diventano parte integrante del gruppo: il chitarrista ex Massimo Volume Stefano Pilia (magica la sua intro di “La terra promessa si scioglie di colpo” insieme a Rodrigo D’Erasmo), artista sperimentale che accentua il lato dissonante delle chitarre di Xavier e il batterista Fabio Rondanini, musicista dall’animo jazz già Calibro 35. La necessità di prendere una posizione, di avere un ruolo, riconoscerlo e di avere un’etica vengono espressi tramite la pungente lettura di “Indifferenti” di Gramsci. “Odio gli indifferenti. Credo che vivere voglia dire essere partigiani. Chi vive veramente non può non essere cittadino e partigiano. L’indifferenza è abulia, è parassitismo, è vigliaccheria, non è vita. Perciò odio gli indifferenti. Vivo, sono partigiano. Perciò odio chi non parteggia, odio gli indifferenti”. Con le successive “Sulle labbra” e “Il sangue di Giuda”, gli Afterhours traducono in musica la violenza di queste parole e nello stesso momento fiotti di sangue scorrono alle spalle dei musicisti grazie alle immancabili proiezioni curate da Graziano Staino. Segue “Place to be”, cover di Nick Drake suonata solo voce e chitarra da Manuel Agnelli, che suggella il momento più commovente e raccolto dello spettacolo. I vecchi capolavori (“Ballata per la mia piccola iena”) alternati ai nuovi (“Terra di nessuno”) sanciscono musicalmente il passaggio dal vecchio al nuovo, evidente anche in alcuni pezzi datati come “Varanasi Baby”, che si caricano adesso di una nuova energia in grado di sprigionare adrenalina allo stato puro e rispecchiare la vitalità e il vigore di idee e stimoli che caratterizzano il nuovo corso della band. Le differenze con il tour teatrale del 2010 sono diverse: quello era più circense, il nuovo invece è più compatto, ha un contenuto più a fuoco e il tema dell’identità viene espresso in tutte le forme artistiche, dalla musica alla letteratura. Chi ancora non li aveva visti nel contesto teatrale si chiedeva come sarebbe stato assistere al concerto senza “pogo”: anche in questo gli Afterhours si sono mostrati abili, sapendosi calare al meglio nella realtà intima e raccolta del teatro grazie ad una tensione diversa che ha emozionato l’intera platea. Roberto Dell’Era al basso con il suo cappellone in testa, Rodrigo D’Erasmo al violino che accompagna con un insieme di dolcezza ed energia il cantato e Xavier Iriondo alla chitarra creano una sintonia perfetta. Altrettanto perfette e brillanti le performance di D’Erasmo e Pilia che si prestano a riproduzioni di Bach e Chopin negli intermezzi. Eccezionali e significative le letture di “Moloch” di Ginsberg e di Pessoa. “Non è per sempre”, suonata tra i corridoi della platea, risveglia gli animi, generando un coro che gli Afterhours accompagnano con grande coinvolgimento. Il brano di chiusura del concerto è “Oceano di gomma”, la cui profondità rispecchia il compendio tra bellezza e arte di cui l’intero spettacolo si è fatto portatore.

(18/02/2015)

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Anna Maria Schirano
Anna Maria Schirano

Caporedattrice a Napoli. Reporter. Scrive per Rockit, Youthless Fanzine e Youth Journalism International.