Lil Wayne – Tha Carter IV

Scheda
Rispetto al genere
5.0


Rispetto alla carriera
5.0


Hype
4.0


Voto
4.7

4.7/ 10

di Lorenzo Li Veli

Brutto. Non c’è altro modo per descrivere la nuova fatica musicale di Lil’ Wayne, rapper di New Orleans, ormai nell’elite degli artisti più venduti e seguiti d’America. L’attesa era tanta, giustificata anche dalle vicissitudini che Weezy, alterego del cantante, ha vissuto negli ultimi anni: un milione di copie vendute con Tha Carter III, l’esperimento, pienamente fallito, con l’album rock Rebirth, il pessimo mixtape I am not a human being, la galera, l’aspettato ritorno. Anticipato dal singolo 6 foot 7 foot, una delle migliori canzoni, con la collaborazione di Cory Gunz, gioiello di casa Young Money, l’album aveva l’arduo compito di mantenere Lil’ Wayne sulla cresta dell’onda, dopo la consacrazione avvenuta tre anni fa con Tha Carter III.

Tutte le aspettative, però, si infrangono su un muro di banalità, fatto di basi anonime e rime noiose. Il disco si lascia ascoltare senza sussulti, piatto, e il rapper di New Orleans pare aver perso l’inventiva che ha sempre caratterizzato i suoi lavori precedenti. La mancanza di originalità delle basi viene espressa alla perfezione da John, hit da club più adatta al compagno di microfono, il gigante di Miami Rick Ross, che a un trendsetter come Lil Wayne aspira a diventare. L’azzardata scelta di riprendere il filone di A Milli, canzone senza ritornello o bridge, rendendo un flusso unico di punchlines il terzetto Intro, Megaman e la già citata 6 foot 7 foot rende troppo affannato l’ascolto. Banale e melensa How to love, il seguito How to hate, stucchevole duetto con la star R&B T-Pain, riesce a far peggio dell’originale. Decisamente meglio l’accoppiata con John Legend, che produce la bella So Special.

Risulta interessante la scelta di dividere un’intera canzone in Intro, Interlude e Outro: nelle ultime due, però, Wayne non compare, lasciando la scena a rapper più talentuosi come Nas e Andrè 3000 degli Outkast. Parole di fuoco, inoltre, per Jay-Z, rapper e imprenditore di successo, con il quale i rapporti sono da qualche tempo tesi. Questa volta, però, l’artista della Louisiana non si limita a qualche frecciata lanciata di sfuggita, ma sferra in It’s no good un attacco frontale, senza possibilità di fraintendimento

Talkin ’bout baby money? I got your baby money
Kidnap your bitch, get that ‘how much you love your lady’ money
I know you fake nigga, press your brakes nigga
I’ll take you out, that’s a date nigga
Im a grown ass blood, stop playin with me
Play asshole and get an ass whippin’
I think you pussy cat ha, hello kitty

Non mancano, però, alcuni aspetti positivi: Nightmares of the bottom è un viaggio nel tempo di tre anni, grazie al chiaro rimando alle sonorità del disco precedente. Sprazzi del vecchio Wayne si ritrovano in Blunt blowin e President Carter, per netto distacco le migliori canzoni dell’album: la nostalgia, all’ascolto di queste due tracce, regna sovrana, ripensando alle capacità ormai distrutte dal syzzurp.

Il risultato finale lascia l’amaro in bocca, soprattutto pensando a quello che sarebbe potuto essere e che, purtroppo, non è stato. Tha Carter IV è un freestyle lungo, un flusso di coscienza dell’autore, che però scade nella banalità e nella noia più assoluta. Lil Wayne rimandato senza appello.

(11/09/2011)

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Lorenzo Li Veli
Lorenzo Li Veli

Caporedattore e gestore della sezione black music. Studente della magistrale di Ingegneria Energetica @ Politecnico di Torino

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