Liars – WIXIW

Scheda
Rispetto al genere
8.5


Rispetto alla carriera
8.0


Hype
8.5


Voto
8.3

8.3/ 10

di Matteo Monaco

Come si riconosce un Fontana da uno squarcio su un pannello, e come distinguere i brandelli di uno squalo dalle sezioni in formaldeide del controverso Damien Hirst? È la stessa domanda provocata dai Liars già dai primi capitoli di un cammino giunto fino a WIXIW. Ed è la stessa domanda che, in attesa di WIXIW, attingeva una risposta nei soli volumi di estetica e instillava il dubbio della truffa sul cangiante laboratorio del combo newyorkese. Di quelle perplessità, in passato suscitate anche dall’acclamato Drum’s Not Dead, resta però solo un ricordo, grazie al passo decisivo compiuto da WIXIW. La direzione della svolta coinvolge a più voci le componenti del sound di casa Liars, in un percorso simbolico che mette in parallelo la carriera del gruppo con il susseguirsi delle nuove canzoni: per prime, ad esempio, si incontrano The Exact Colour Of Doubt Oktagon, che richiamano le asperità allucinate degli esordi con i ritmi fuori fase e il tappeto di effetti sonori proprio della prima indietronica. Poi, però, si volta pagina e arriva il tanto atteso cambio d’abito. No.1 Against The Rush è l’ordinato schizzo fuori dai canoni temporali tra il Bowie berlinese e i pruriti matematici dei Caribou più acerbi, e le sopracciglia mostrano già un certo stupore. Spunta anche una vena electro (?) autografata dai conterranei LCD Soundsystem (His and Mine Sensations, Brats), proprio quando WIXIW riesce a rivelare, nella sezione centrale, un’intima coralità fatta di reminescenze musicali e di chimica allo stato subconscio. Allora ecco l’incontro tra le percussioni liftate di un Kalkbrenner da allucinazione urbana e di un postumo Syd Barrett, che dialogano sulle lande desolate di III Valley Prodigies fino al delirio emotivo (a colpi di minimal) di Who Is the Hunter. Angus Andrew sfodera un talento da primo della classe e plasma l’esperienza di WIXIW in un affresco dalle tinte potenti, per quanto sfumate dalla delicatezza della rappresentazioni. Il rosso porpora espresso nella viziosa Flood to Flood è il contraltare su cui si applica l’autunnale ciano di Annual Moon Words. E, nel soppesare i giudizi, la lotta tra gli estremi riesce ad accedere alla fonte del completo equilibrio, dalle parti della title-track WIXIW. Qui termina la ricerca del suono e si rivitalizza il mito trip-hop della tribù post-atomica, radunata intorno al falò per inneggiare alle forza mistica del tamburo e del software. Un anti-inno cupo, da ricordare a mezza voce, ricco dei semitoni che impreziosiscono i capolavori. Di questo si parla, quando i Liars tagliano la tela della mediocrità per scoprire il mondo nascosto lì dietro.

(07/07/2012)

Commenta
Matteo Monaco

Fondatore e collaboratore permanente di OUTsiders. Scrivo per Tagli, dopo aver collaborato con Però Torino e Ondarock.